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Per la pace e per la Costituzione. Art.21 c’è

 

Dare testimonianza (poter dire cioè “io c’ero”) talvolta non basta più. Occorre anche rimboccarsi le maniche. E fare. Articolo 21 in questi giorni ha onorato il suo mandato che va ben al di là di sentire e ribadire “Il dovere di informare e il diritto ad essere informati”: ai due eventi che – quantomeno per il livello della qualità e quantità di partecipazione – potranno (si spera) fregiarsi della qualifica “di portata storica”, Articolo 21 c’era.

A volto scoperto e con tutte le più buone intenzioni che trasformano un atto di presenza in partecipazione attiva. E ci sarà ai due prossimi appuntamenti del prossimo mese, che dai due eventi sono emersi, perché la “portata storica” si ottiene soltanto con la fatica e l’impegno continuo, finchè non si raggiunge l’obiettivo.

Sabato 7 settembre Articolo 21 era in piazza s. Pietro con papa Francesco a parlare di pace contro le guerre; domenica 8 all’assemblea delle associazioni per la Costituzione, convocata con il documento firmato da Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky.

Due bagni di folla, in mezzo alla quale chi ha come primo riferimento l’articolo 21 della nostra Costituzione non poteva mancare. Ma qual è il nesso fra i due eventi?
Scriveva qualche giorno fa Giuseppe Giulietti: “Non abbiamo neppure bisogno di leggere il testo della convocazione per annunciare che l’associazione Articolo 21 sarà presente alla assemblea sulla Costituzione (…). Ci saremo perché non é neppure ipotizzabile che si voglia cambiare la Costituzione con chi ha marciato contro i tribunali, contesta le sentenze, esige un salvacondotto per una persona condannata in via definitiva”.
E’ semplice: la democrazia è un bene irrinunciabile come la libertà. Chi attacca la Costituzione mette le basi per scardinare un sistema che ci garantisce democrazia e libertà. Gli attacchi possono essere frontali o mascherati da “cause di forza maggiore”. Sono entrambi pericolosi, chi li fa è un nemico, ma quello del secondo tipo forse è ancora più pericoloso: diffonde disinformazione, promuove l’ignoranza, il disinteresse, l’egoismo della gente, utlizza il ricatto, fidando sulla formula “chi non sa non si ribella”.

Ma non sono forse questi gli strumenti e le argomentazioni di chi sceglie sempre la guerra al posto del dialogo? C’è chi odia la pace perché è fatto così: quelli si fanno riconoscere subito, è più forte di loro, e li riconosceremo ancora. Ma c’è anche chi dice che purtroppo della guerra non ne possiamo fare a meno e pretende di dimostrarcelo. Anche questi li abbiamo già conosciuti.
Dovremo sempre restare con le mani in mano?
Bergoglio non la pensa così e ci ha messo la faccia. “In ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti!”. Un mea culpa che forse ci si poteva aspettare da papa Francesco che, dall’invocazione di pace per la Siria e per il Medio Oriente raggiunge il mondo intero e la quotidianità di tutti noi: “… ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale …”.

Per Articolo 21 non è cosa normale e nella veglia fatta anche di silenzio, lo striscione dell’Associazione, nel più laico rispetto delle innumerevoli differenze, ha affermato con fermezza che siamo dalla parte dei dimenticati, rispondendo “sì” alla domanda del pontefice: “È possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace?”. E ha risposto “sì” all’appuntamento del mese prossimo ad Assisi, simbolo dell’incontro tra i popoli.

Ma chi altri sono i dimenticati se non coloro che perdono la vita sul lavoro, o che il lavoro non ce l’hanno, o che credono nei beni comuni, e rifiutano di accettare – “come fosse una cosa normale” – che la Costituzione venga considerata una “trappola”, un “ferrovecchio”.
Con queste parole Stefano Rodotà ha aperto l’Assemblea: “Questo è l’inizio del nostro lavoro: oggi abbiamo ufficialmente inaugurato soltanto uno spazio pubblico, politico, per promuovere un’altra idea di società, ripartendo dalla Costituzione”, ha precisato, dando appuntamento per il prossimo 12 ottobre. E Articolo 21 ci sarà, condividendo quanto auspicato da Paolo Flores d’Arcais: “Dovrà essere la più grande manifestazione mai vista, dovrà chiudere un’epoca, il ventennio berlusconiano, e aprirne un’altra”.

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