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La paura che ci attanaglia. Il caffè di lunedì 16

 

“Renzi: se si vota asfaltiamo il PDL”. È il titolo forte di Repubblica. La stessa battuta in evidenza su La Stampa e sul Corriere: “Affondo di Renzi”. Ieri sera l’ho rilanciata con un tweet, segnalandone il significato liberatorio. Basta con la paura, scrivevo. Subito – ed è il bello di twitter – mi è stato fatto notare quanto somigliasse a un’altra battuta: “lo smacchieremo, il giaguaro”.  Sappiamo com’è finita. Segnalo, tuttavia, che la bella battaglia di Bersani forse è stata affondata proprio dalla paura. Paura di vincere le elezioni, paura che se si rispondeva agli attacchi di Monti non avremmo poi potuto governare con il centro, paura di dire a Napolitano “se non mi dai l’incarico pieno, sbrigatela tu”, paura di vedere le carte del 5 stelle “non vi piace il governo Bersani, bene, cosa proponete?”, paura di proporre un candidato presidente sgradito a Berlusconi (e si è scelto Marini), paura che il Pd si spaccasse per il tradimento a Prodi, paura di convocare subito il congresso con un gruppo dirigente profondamente diviso.

Intanto la battuta di Renzi ha fatto venire al gran giorno come Berlusconi avesse in mano solo una scala mancata. Il Giornale: “Berlusconi dice tutto. La verità in un video”. Flop, bluff visto e affondato, niente dimissioni per i ministri, neppure una convocazione, solenne e minacciosa, dei gruppi parlamentari. Dopo il primo voto sulla decadenza (mercoledì la Giunta respingerà la relazione Augello che propone la convalida) il Cavaliere andrà in onda a fare la vittima e a risvegliare i ricordi, con Forza Italia. Tutto qui. Le fiamme sputate dal drago per tutto il mese di agosto si sono spente con le prime piogge d’autunno.

Repubblica propone un sondaggio Ipsos, ben commentato da Ilvo Diamanti. Il Pd di poco avanti al PDL, 5 Stelle giù di 5 punti, Monti e Casini nella polvere. Per Renzi premier il 32,8 per cento degli intervistati, per Letta il 17,2. Fra i 5 Stelle, Renzi è più gettonato (41 per cento di clic) di quanto non lo sia Berlusconi tra gli elettori del Popolo della Libertà (solo 33 per cento). L’alleanza di governo Pd- PDL deve continuare? La mela si divide in due: 46 per cento sì, 43 no. E se cade Letta, subito  elezioni? 49 sì, 41 no. Tirando le somme, a me pare che i sondati sentano la “paura” degli attori del gioco politico e perciò non credano che sia possibile trovare una soluzione, a breve, della crisi italiana. D’altronde è forte la sensazione che  il bipolarismo sia ormai un ricordo e dunque che le prossime elezioni non le vinca nessuno.

Una soluzione ci sarebbe. La Stampa la propone. “Riforme, più poteri al premier per garantire la stabilità”. Stiamo parlando del progetto dei “saggi”, consulenti del governo per le riforme costituzionali. Pare che in maggioranza non si siano orientati verso una riforma semi presidenziale (elezione diretta di un Presidente della Repubblica e Capo dell’Esecutivo) ma verso un premierato forte, con una legge elettorale conseguente che affidi chiaramente a qualcuno l’onore e l’onere di governare. Il guaio è che per cambiare la Costituzione ci vorrebbero almeno due anni, che è già in campo una vasta opposizione (Rodotà, Landini) contro la procedura accelerata di modifica, e che anche all’interno dei gruppi parlamentari del Pd e del PDL pochi ormai credano di poter fare, insieme e in questa legislatura, la Grande Riforma. Si potrebbe, allora, stralciare dal più vasto progetto solo la legge elettorale e proporla subito in Senato, alla Commissione Affari Costituzionali?

La legge dei “saggi” suonerebbe così. Sistema proporzionale, con collegi più piccoli per evitare troppa frammentazione (funzionano come soglia di sbarramento). Possibilità per l’elettore di esprimere una preferenza, dunque di non subire le liste bloccate. Ma, nel caso, non solo probabile ma certo, in cui nessuna forza politica, o coalizione, raggiunga la maggioranza  assoluta (50 per cento più uno dei voti validi), allora si procederà a un turno di ballottaggio, tra i due più votati. In modo da stabilire chi debba governare. In sostanza, sarebbero gli elettori, dopo aver votato liberamente al primo turno, a dover buttare giù dalla torre, al ballottaggio, chi gli piace meno tra i due con più seguito. Si può fare? Si può approvare una legge siffatta nei prossimi, pochi, mesi? Non impossibile, ma difficile. Il PDL ritiene infatti che il doppio turno convenga al Pd (in realtà è vero il contrario, che il premio di maggioranza al primo turno favoriva Berlusconi, il più capace di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa). Da parte sua il Movimento 5 Stelle potrebbe starci se fosse vero quello che Grillo va dicendo: “vogliamo governare da soli”. Ma possiamo credergli? Intanto i senatori a 5 Stelle hanno presentato in Senato una legge solo proporzionale. “Così dopo dovrete mescolarvi” per forza gli ho detto. Misteri della rete!

Ieri sera, a Palermo, ho salutato e ascoltato il candidato segretario del Pd, Gianni Cuperlo. Del prossimo congresso parlerò più distesamente, fuori dal Caffè, quando i disordinati impegni connessi alla mia carica mi permetteranno di riordinare le idee e di non scrivere cose affrettate. Intanto osservo che Gianni Cuperlo segna, per le cose che dice, una rottura della continuità. Chiude con il percorso culturale e politico che è stato del suo partito. Nessuna terza via, condanna dura del neo capitalismo liberista, “che ha preteso di modificare il giudizio morale sulla disuguaglianza”, denuncia della subalternità della sinistra, rifiuto dei diktat europei e affermazione del primato della politica sull’economia. Ma Gianni Cuperlo, almeno ieri, ha detto queste cose, che investono il partito, che dovrebbero segnarne il futuro, senza affrontare il nodo di che cosa sia diventato il nostro partito.

Proprio a Palermo oggi si sarebbe dovuta tenere una riunione della Direzione Regionale. Ma ieri il segretario Lupo l’ha rinviata a data da destinarsi, perché i capi corrente non hanno ancora raggiunto un accordo con il Presidente Crocetta sul rimpasto della Giunta Siciliana! Dunque il partito, in Sicilia ma non solo,  può “discutere” solo dopo che i capi cordata (Lupo, Cracolici, Lumia, Genovese, Crisafulli) abbiano raggiunto l’accordo spartitorio. Aggiungo che si rifiuta di tentare un primo bilancio politico dell’attività del governo regionale (da tempo ho offerto, invano, la mia disponibilità a promuovere un pubblico convegno su questo tema decisivo) e che il Pd siciliano non vuole neppure discutere della questione morale, nonostante gli avvisi di garanzia presenti (Genovese), passati (Crisafulli, Papania) e futuri (?).

Che facciamo, caro Cuperlo, parliamo del partito che verrà e taciamo sul partito che c’è? Così molti “clientes” si spelleranno le mani quando parli del cambiamento più radicale convinti che nulla davvero cambi.

da corradinomineo.it

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