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La dittatura del presente e la minaccia dei mercati

 

Devo dire, in apertura di alcune  riflessioni per i lettori, che non riesco a commuovermi per la “solitudine dei moderati” invocata dal collega Ernesto Galli della Loggia nell’editoriale del  Corriere della Sera del 26 agosto 2013. Non so di quale solitudine parli lo storico dell’Università di Perugia in un paese nel quale Silvio Berlusconi dopo vent’anni di potere,con qualche anno di  intervallo, continua a fruire di una legislazione indecente riguardo al problema centrale dei conflitti di interesse. E possiede tre canali televisivi nazionali più decine di televisioni private per non parlare dei quotidiani e dei settimanali che fanno riferimento all’impero Mediaset. Ma oggi vale la pena piuttosto chiedersi- in attesa del Consiglio dei ministri, già definito da molti quotidiani,come fatale per l’accordo ancora non raggiunto sull’IMU e sull’IVA, cioè sui provvedimenti fiscali che il governo Letta ha messo in cantiere quattro mesi fa quando è stato formato. Proprio ieri Claudio Sardo,  direttore di un giornale vicino ai democratici, ha ricordato la previsione dello storico inglese Barraclough che, agli inizi del ventesimo secolo,parlava in un saggio intelligente, di una dittatura del presente che il nuovo secolo avrebbe rischiato di introdurre. Oggi che del ventunesimo secolo  abbiamo vissuto quasi un quindicennio, possiamo dire, senza tema di smentite, che la dittatura del presente ha preso il sopravvento nell’agenda politica non solo italiana ma mondiale. Peccato che nel nostro paese i fenomeni universali assumono di frequente un aspetto peggiore e che questo avvenga mentre una crisi economica mondiale continua a picchiare con molta forza. Personalmente non riesco ad essere radicalmente pessimista su quel che avverrà in Italia perché ho visto che proprio di fronte ai problemi più gravi più volte gli italiani sono riusciti a cavarsela ma quando leggo che un economista autorevole come Roubinì prevede a ragione che l’Italia sarà  punita con l’aumento dello spread ormai avvenuto e con l’aumento dei titoli bancari di fronte alle minacce di crisi che nelle ultime ore sono venute dal PDL e dal cavaliere di Arcore,incomincio a pensare che i pericoli continuano ad esserci e che l’unico modo per farvi fronte è costituito dal massimo di unità delle forze politiche alternative al berlusconismo. In questo senso le voci che circolano sulla compravendita di parlamentari dell’una o dell’altra parte non fanno che alimentare l’attesa del videomessaggio e il timore di elezioni troppo vicine.

L’Italia e gli italiani hanno bisogno, invece, al colmo della crisi di poter contare su un parlamento responsabile e un governo che respinga nettamente la strategia del Cavaliere. Se è vero come è vero che i segni di ripresa economica, seppure timidi, continuano ad esserci e che il governo ha operato finora bene date le difficili condizioni del momento è necessario proseguire con le misure già indicate ed opporsi ad elezioni vicine che rischiano soltanto di riprodurre ancora una volta i risultati del 24-25 febbraio 2013.E’ necessario piuttosto che il congresso del Partito Democratico si svolga in autunno come era stato previsto,che le primarie scelgano un segretario e un candidato presente. Che i democratici mostrino ancora una volta di essere decisi a respingere ogni ricatto berlusconiano e a costruire con tutti gli uomini e le donne di buona volontà disponibili un programma nuovo e completo per la ricostruzione dell’Italia e il definitivo accantonamento del populismo  ancora presente nel nostro paese,non soltanto presso Berlusconi.

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