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Sic transit gloria mundi. Il caffè del 14 giugno

 

“Il governo verso la rinuncia: niente risorse, l’Iva aumenterà”. È il titolo del Sole24Ore e sintetizza quel che ha detto Saccomanni ieri al Senato. Titolo unico. “Inevitabile l’aumento dell’Iva”. Corriere della Sera. “Niente sconti su Iva e IMU”. “Iva e IMU mancano i soldi”. Repubblica e Stampa. E Il Giornale sbotta: “Tornano i tassatori”. Con un lungo sottotitolo che sembra un’invocazione al Capo: “Ci risiamo, dopo Monti anche il governo Letta non mantiene le promesse. Cede ai diktat europei e aumenta l’Iva. Ecco perché il PDL non può permetterselo”.

Mi sa che la luna di miele del governo è finita ben prima che passassero i fatidici 100 giorni dal giuramento (28 aprile). Il richiamo di Napolitano, “stabilità, basta giochi meschini” è finito da qualche parte all’interno delle cronache dei giornali. Come si trattasse di un nonno, certo saggio, ma troppo prodigo di moniti per fare notizia. Ieri tuttavia il Senato, frettolosamente e per alzata di mano, ha concesso al governo la dichiarazione d’urgenza per procedere con le riforme costituzionali. Non ho votato (e lo stesso hanno fatto altri senatori eletti nelle liste del Pd) perché penso che questo esordio riformatore sia frettoloso e confuso, un obolo pagato alla volontà di far durare il governo, reso, oltretutto, credibile dal divieto di cambiare la legge elettorale. SEL e 5 Stelle hanno votato no, esprimendo il timore che il governo usi l’urgenza per stravolgere la Costituzione. Calderoli ha sottolineato in aula le inutili umiliazioni cui si sta sottoponendo il Parlamento. Schifani, a nome del PDL ha annunciato il sì, ma ha detto peste e corna del modo con cui si procede, sprizzando disistima (se non disprezzo) del ministro Quagliariello.

Intanto tutti guardavano in alto al centro e a destra, dove siedono i senatori delle  5 Stelle. La dissidente Gambaro, sarà espulsa o no? E se sì, quante stelle usciranno dal gruppo? Ascoltando senatori della destra e della sinistra, mi sembrava, ieri, di essere tornato ai tempi in cui Bersani si chiedeva se ci fosse una maggioranza “per il cambiamento”, senza Berlusconi ma con Pd, SEL, Lista Civica, 5 Stelle. Sic transit gloria mundi.

Avevo scritto che il Governo Letta-Alfano si sarebbe guadagnato i galloni solo provando a rilanciare il ruolo dell’Italia in Europa e riuscendo a far qualcosa per il lavoro. Ma Enrico Letta non ci crede, o non ci crede abbastanza. Mantiene un profilo basso sull’Europa. Forse aspettando il semestre della presidenza italiana. Fa l’equilibrista tra gli opposti, la richiesta di confortare il popolo dei proprietari (meno tasse) e quella di difendere il popolo che rischia di perdere il lavoro o lo cerca invano. Probabilmente il premier affida le sue speranze di persistenza a quei 18 mesi previsti per cambiare “la forma del governo e dello stato” e seppellire il “bicameralismo”. Non una navigazione esaltante. Ormai è estate. I conti si faranno in autunno.

Il Pd comincia a parlare del congresso. Dopo i consigli di D’Alema, a Renzi sono arrivati gli auspici di Veltroni. “Il segretario sia anche candidato premier. Partito a vocazione maggioritaria”. I due leader storici dell’area post comunista, Veltroni e D’Alema, i soli ad aver rinunciato al seggio in Parlamento, sembrano muovere verso il “rottamatore”. I Giovani Turchi tentennano. Bersaniani, Franceschiniani, Lettiani…aspettano Letta. A sinistra già due candidati, Civati e Cuperlo. Il primo discute con OccupyPd, il secondo, in un’intervista a Repubblica, parla di “alternanza” e di voto e non sembra escludere un alleanza con Renzi.  Fa un passo, importante, anche Fabrizio Barca, mettendo on line un suo blog in cui racconta del “Viaggio in Italia” che sta facendo nel nome del partito che non c’è.

Sono contento, perché (chi legge questo blog lo sa) vorrei che tutte le idee sulla crisi del Pd e sul futuro della sinistra fossero cristallizzate in documenti, in analisi, in proposte. Nel modo più chiaro. E sottoposte a un dibattito trasparente e di massa, dentro e fuori il Pd. Perché credo che sia finita la Seconda Repubblica e con essa sia tramontato il mito della “governabilità”, come chiave per invertire la tendenza al declino. Credo che gli spezzoni di “ceto politico” confluiti nel Pd (post comunisti e post democristiani) siano ormai prigionieri di un linguaggio e di un senso di sé (si vivono come  “professionisti della politica” destinati a salvare, o almeno a governare l’Italia) che li allontanano dal paese reale. Perché penso che ci tocchi cercare parole più semplici ed efficaci, per definire la crisi, dialogare con il mondo del lavoro (dipendente e autonomo), dare un senso all’Europa, ridefinire un sistema di tutele (welfare), e rilanciare la democrazia per riparare le istituzioni e costruire nuove occasioni di sviluppo e di futuro.

La sinistra tutta è in crisi. Non solo in Italia. Perciò abbiamo bisogno gli uni degli altri. Non serve, in questa fase, costruire steccati, né servono pregiudiziali. Tranne due. Diciamo no alla prassi inerte delle correnti che continuano a spartirsi tutto quel che profuma di potere, governo, sotto governo, enti pubblici, para pubblici. E no all’accordo  con chi ha provocato il disastro. Il capitalismo delle lobby e della rapina. I gruppi di potere che si sono mangiati le partecipazioni statali e buona parte dell’industria privata, che hanno costituito, con la corruzione e il riciclaggio, patrimoni immensi quanto illeciti. E ora pretendono di sfruttare la crisi per riciclarsi.

Due grandi notizie dagli Stati Uniti. La corte suprema ha stabilito che il DNA dell’uomo non possa diventare un brevetto per cui pagare diritti a un privato. È la sentenza Joly. Sì, Angelina, che ha scoperto di avere quell’anomalia genetica che la espone, con ragionevole certezza, al rischio del cancro al seno. I test (brevettati) costano. La corte dice basta. La seconda notizia è che Obama ora si dice sicuro che Assad ha usato armi chimiche. Ora che il dittatore siriano ha internazionalizzato la guerra (e recupera posizioni, grazie all’appoggio sciita di Hezbollah) l’Occidente si decide ad armare i ribelli, perché si è superata “la linea rossa” delle armi chimiche. Fa, probabilmente, una scelta giusta ma la fa male e tardi.  Sullo sfondo le elezioni in Iran. Il braccio di ferro in Turchia. Il dubbio su cosa farà Israele da grande. Consigli di lettura, Petrini, (slow food) è andato a Istanbul. Su Repubblica. Romano, Corriere, parla di Iran. Caracciolo, su Repubblica, presenta il nuovo Limes su Israele.

Corradinomineo.it

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