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Dalla parte di Boldrini e Kyenge

 

Mi ha sconvolta la notizia che il Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e la Presidente della Camera Laura Boldrini – un’amica che ho trovato sempre, più che affianco, davanti a me nell’impegno per la tutela delle fasce più deboli della società – siano diventate, solo a causa della fama istituzionale meritatamente raggiunta, le vittime dell’aggressività verbale su Internet di branchi razzisti e sessisti.

Ha ragione Laura Boldrini quando, dalle colonne di Repubblica, dice che non bisogna lasciar correre né trattare la vicenda come una “burla”.
E’ erroneamente quietistico e consolatorio minimizzare l’accaduto perché, tanto, tutti sanno che la mamma del cretino è sempre incinta anche perché, per dirla con Petrolini, quel cretino un giorno potrebbe essere illuminato da un lampo di imbecillità, mettersi un’arma in tasca e uscire di casa per esibire il nuovo livello conquistato nella scala dell’idiozia, come il recente episodio di Piazza Montecitorio insegna.
Ma la risposta non può neppure essere di tipo sanzionatorio. Da una parte, perché la libertà di parola è sacra e inviolabile quanto il corpo, dall’altra perché il fenomeno ha una vastità che gripperebbe la macchina giudiziaria, già grippata per conto suo come è dimostrato dallo stato delle nostre carceri e dai tempi dei processi.
E’ proprio la portata del fenomeno a spiegare che si verte in un problema culturale la cui vera soluzione sta nella rieducazione. Occorre ormai muoversi per bloccare la mattanza delle donne che continua da troppo tempo.
Occorrerebbe conoscere quali traumatiche esperienze hanno condotto queste persone così lontano dal progresso umano e sociale relegandole in un ghetto chiuso tra la cerchia di altrettanti frustrati, isolato e senza sbocchi all’esterno.
Comprendere l’origine del fenomeno per rimuoverne le cause.
Il vero problema è, però, quali forze schierare in quest’impegno conoscitivo dato che non si riescono a rieducare in carcere neppure quelli che dalle parole sono già passati ai fatti.
E neppure il clima generale aiuta se è vero che i sondaggi danno in crescita un partito nonostante il suo capo sia sottoposto da anni ad un processo che ha come tema fondamentale la prostituzione minorile e la cui migliore difesa è che in casa sua ci si divertiva esibendo nella lasciva lap dance giovani corpi femminili a beneficio di attempati compagni di cene eleganti.
Forse il modo più rapido, efficace e meno dispendioso per educare masse troppo fitte di infelici emarginati dal progresso, sta proprio nel chiedere aiuto a Silvio Berlusconi che, in virtù delle sue tre televisioni e dell’influenza che ancora esercita sulle altre tre statali, può imprimere un nuovo corso culturale all’immagine della donna, emendandola dal ruolo di oggetto sessuale, ed aprendosi alla società multietnica che è sotto gli occhi di tutti e che è ormai presente in tutta Europa.
Silvio Berlusconi lo può fare selezionando in modo appropriato i film da trasmettere e promuovendo fiction con personaggi multicolori che riflettano la vita reale. Lui sa come si fa essendo universalmente riconosciuto un maestro del consenso. Provi oggi, in questo nuovo clima consociativo, ad indirizzarlo verso la meta del rispetto dei diversi e dell’inviolabilità del corpo e del cuore delle donne.
Perfino noi potremmo essergliene grate e attenuare il giudizio sui comportamenti che ha sin qui esibito.

* fondatrice di Migrare – www.migrare.eu

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