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Un pullman che solo uno può chiamare desiderio

 

di Nadia Redoglia
A c-e-n-t-o-s-e-s-s-a-n-t-a-t-r-e grillini è stato imposto di salire sui pullman per essere tradotti in quel d’ignota destinazione ove colà avrebbero potuto vedere e ascoltare Grillo. Un po’ come funziona per i supporter berlusconisti che (prepagati) accorrono compatti allorquando al capo scappa l’impellente bisogno d’esserci proprio in carne e ossa e non solo in tv. Poi però questi a sera tornano a casa loro e almeno fino alla successiva uscita pubblica del (loro) re, possono ritenersi liberi. Così invece non è per i 163 parlamentari del Grillo perché quelli stanno nella casa del popolo e in quella devono operare in rappresentanza di milioni di cittadini. Milioni di cittadini che in quei pullman hanno giusto fatto la parte dei fuchi, assai utili all’esistenza dell’ape regina e alla prosecuzione della sua specie, ma oziosi e inoperosi per se stessi…

In uno dei momenti più terribili della nostra storia repubblicana trattiamo l’emergenza disquisendo su pizza e fichi e operando con pezze e fuchi? Così è se ci pare. Fino a quando non smetteremo di dare importanza sovrana a teatrali re e regine di turno, riusciremo mai ad accollarci la responsabilità ed onorarci d’essere realmente sovrani, ciascuno di noi in prima persona.

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