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Le Quirinarie dei Cinque Stelle e l’effetto Rodotà

 

La notizia dell’esito delle Quirinarie dei 5 stelle arriva in Parlamento e, a due giorni dal primo scrutinio per l’elezione del nuovo capo dello Stato, potrebbe aprire nuovi scenari. Cominciamo proprio da lì. Prima è arrivata Milena Gabanelli, secondo Gino strada, terzo Stefano Rodotà. In Transatlantico la discussione è frenetica. Ma se i primi due non dovessero accettare? Se il candidato che il movimento proporrà in aula fin dal primo scrutinio fosse proprio Stefano Rodotà che cosa può succedere? Il nome del giurista piace diffusamente. Piace ai parlamentari di Sinistra Ecologia e Libertà. Piace a molti parlamentari del Pd. Secondo alcuni piace anche a Matteo Renzi che, per il Quirinale, vorrebbe un candidato distante dall’establishment del Partito Democratico. E su Stefano Rodotà esiste anche un movimento di altri sostenitori della società civile che sono già abbastanza trasversali tra Pd, Sel e Cinque Stelle e indipendenti. Tra quei sostenitori, per fare dei nomi, ci sono Claudio Messora, Stefano Maria Bianchi, Luciano Canfora, Tana De Zulueta, Domenico Gallo, Beppe Giulietti, Fiorella Mannoia, Maso Notarianni, Federico Orlando, Antonio Pizzinato, Ernesto Maria Ruffini, Luca Telese. Insieme a loro 101 promotori e migliaia di cittadini. E Rodotà non è solo il terzo piazzato nelle Quirinarie, ma con oltre 30mila voti è risultato il più votato anche nel sondaggio di Articolo 21.

Consensi li “pesca” anche fra alcuni parlamentari di Scelta Civica sebbene il partito, più o meno ufficialmente, non abbia un giudizio positivo. Qualche consenso può arrivare anche da qualche parlamentare di centrodestra non propriamente Belusconiano. Piace ai radicali, sebbene senza parlamentari, per le sue battaglie sui diritti. Ieri anche Marco Travaglio affermava che Rodotà ha un unico piccolo inconveniente: gli anni. Ma chiuderebbe l’eventuale settennato con la stessa età di Giorgio Napolitano. Quindi il ragionamento passa ai numeri. Per i primi tre scrutini servono 672 voti. Il Pd ne ha 495, il Movimento 5 stelle 165. In totale sono 660. Non ne mancano dunque tantissimi. E molti potrebbero riferirsi all’appello di Giorgio Napolitano che chiede larghe intese. In caso contrario la candidatura di Rodotà potrebbe comunque essere largamente condivisa alla quarta votazione con una elezione che potrebbe superare di molto, in termini di consensi, quella che porto proprio Napolitano al Colle.

Questo in caso di convergenza su Stefano Rodotà. Altro candidato in corsa è Giuliano Amato. Su lui si potrebbe raggiungere l’intesa a tre tra Pd, Pdl e Scelta Civica. Piace a gran parte del Pd ma crea mal di pancia a Sel. Piace ai Montiani ma non convince tutto il Pdl. Comunque può esserci una maggioranza che potrebbe raggiungere la soglia dei 672 voti con agilità. Ma può essere questa una candidatura che segna il rinnovamento? E’ la domanda ricorrente di chi, a sinistra, pensa che si debbano dare dei segnali al Paese. Anche in termini di difesa della sinistra. Anche in questo caso l’accordo con il Pdl, per il Pd, sulla nomina del Capo dello Stato può non essere compreso dalla base e molti dei consensi elettorali potrebbero tracimare verso i grillini.

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