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Rivoluzione franchising

 

di Nadia Redoglia

Il timore di finire governati da imberbi sognanti e/o sprovveduti e/o paventando perfino autentici schizzati, sta preoccupando assai (qualcuno è già pure in fibrillazione) un bel po’ d’amici e conoscenti che hanno votato M5S ancorché in un solo ramo del parlamento. Sono in pratica tutti quelli che sperano vivamente e vibratamente che il Pd riesca a portare avanti i suoi propositi nell’interesse nazionale. Sono quelli che, non iscritti ai Meetup ma neppure al blog, verso la metà del 2012, grazie a tutte le testate tv e cartacee martellanti come mai in precedenza che hanno mappato con onori e disonori il binomio Casaleggio-Grillo, nonché al libro scritto insieme a Dario Fo, sono stati coinvolti dal e nel fenomeno. Ne hanno provato interesse e, al momento di biffare la scheda, hanno deciso tranchant di provare l’effetto che avrebbe fatto: o la va o la spacca. E’ andato e ha spaccato.

Al momento pare proprio che da quelle parti non si voglia alzare un dito non solo per tentare un restauro, ma neppure per raccogliere i cocci. Si mira alla “convenienza” del lasciare che tutto si distrugga perché a quel punto la rivoluzione verrà da sé, come sosteneva, peraltro prendendoci, uno storico traghettatore? Siccome il rischio pesante e incombente è sulla pelle dei cittadini (60milioni circa non solo 8milioni) ragionevolmente si può pensare che siano affatto d’accordo a rischiare così tanto.

In ogni caso, ove un restauro di fino non riuscirà a saltar fuori, si tornerà alle urne. I miei amici e conoscenti (ma non solo) molto probabilmente ridimensioneranno il loro voto, ma attenzione:  lo stesso “metodo” lo adotteranno anche gli elettori del Pdl. Dal che potrebbero esserci buone possibilità che quellolì torni governare, facendo così un regalone ai rivoluzionari che si vedranno servire su piatto di platino ‘sta gran botta d’accelerazione!

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