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Verso il due dicembre

 

Il significato degli oltre tre milioni che hanno votato domenica scorsa per le primarie del centro-sinistra e che probabilmente domenica due dicembre cresceranno ancora-compatibilmente con le norme rigorose dettate da Luigi Berlinguer, presidente dei garanti del partito – è stato individuato con precisione sull’Unità di ieri in un articolo dell’on. Gianni Cuperlo di cui voglio citare il brano essenziale: ” Bersani ha il merito indiscutibile di aver compreso,prima e meglio di altri,che la politica e il PD dovevano compiere un atto di coraggio se volevano ricostruire un rapporto di fiducia col loro popolo.”

E’ questo, a mio avviso, quello che è successo domenica scorsa.
In un momento in cui soffia impetuoso il vento dell’antipolitica che ha in Grillo in questi mesi il suo profeta, è stato importante, e direi decisivo per il futuro, rivolgersi ai propri elettori e proporre una competizione tra cinque personaggi interni o vicini al PD per vedere che cosa questi elettori pensano ad alcuni mesi dalle prossime elezioni politiche che, con ogni probabilità, si faranno nel marzo 2013 dopo il previsto scioglimento delle Camere da parte del presidente Napolitano in gennaio.

I risultati del voto di domenica hanno segnato la vittoria prevista del segretario (eletto, peraltro, due anni fa con un voto di primarie) e l’affermazione indubbia del suo principale competitore Matteo Renzi, attuale sindaco di Firenze. Un uomo che vuole restare nel partito ma che occhieggia alla destra berlusconiana pensando di poter toglier voti alla palude berlusconiana ormai in ritirata. Io non so se una simile operazione potrà aver successo: dopo cinquant’anni di insegnamento di storia contemporanea sono ancora perplesso sui comportamenti politici e di costume degli italiani, tra i quali ovviamente mi metto senza difficoltà, e non sono quindi in grado di rispondere al quesito che Renzi si pone.

Certo, personalmente, mi sento molto più vicino a Bersani e a Vendola che rappresentano, in maniera diversa, una tradizione di sinistra democratica dopo la fine della guerra fredda e dello scontro tra i modelli di stato contrapposti che hanno dominato il primo cinquantennio dopo la seconda guerra mondiale.
Non è tanto il “profumo di sinistra” di cui ha parlato Vendola in questi giorni ma è piuttosto la fedeltà alla costituzione democratica del 1948 che costituisce, per chi scrive come forse per tanti italiani, un punto di partenza per la politica che in questi ultimi vent’anni è stata oltremodo calpestata dall’ondata populista .

Una carta  che vorremmo, dopo le prossime elezioni politiche, rispettata e ancor più attuata, secondo linee che sono state più volte tracciate con chiarezza e che purtroppo, a volte, non sono state rispettate nè dalla destra e, dobbiamo ricordarlo, neppure dalla sinistra.
Se tanti interni al Partito democratico hanno voluto dare il loro voto a Bersani o a Vendola piuttosto che al giovane e rampante Renzi, questo è dipeso molto dalla storia recente del nostro paese molto più che dalle ragioni ultime e superficiali di contrasto tra il segretario e il sindaco di Firenze.

Aggiungendo anche che in questi giorni in cui vedremo più volte sugli schermi televisivi Bersani e Renzi ci piacerebbe sentir parlare meglio e di più dei programmi che l’uno e l’altro sostengono in vista delle prossime elezioni.
Ad esempio, sarebbe importante sentire se considerano la risoluzione del conflitto di interessi che ancora oggi è al centro della figura politica di Berlusconi un problema da risolvere e così un intervento urgente sulla Rai che la sottragga finalmente al condizionamento politico che ha caratterizzato sempre la sua storia e che nel periodo repubblicano non è stato affatto risolto come si può vedere con chiarezza dagli attuali programmi radiofonici e televisivi come dalla legge sulla diffamazione che rappresenta senza dubbio il progetto di una vendetta assurda contro i giornalisti.

Questi ultimi in Italia tradizionalmente troppo vicini al potere politico come scriverebbe oggi (non so tuttavia su quale quotidiano o settimanale data la situazione attuale) uno dei tanti scrittori che si sono occupati di mass media dopo la seconda guerra mondiale, e in particolare il teorico della Opinione Pubblica di cui feci tradurre, in anni ormai lontani , capolavoro con lo stesso titolo dall’allora giovane editore Carmine Donzelli.

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