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Una stagione tutta da vivere

 

di Roberto Bertoni
Crisi e scandali non sono certo una novità nell’intricato panorama politico italiano; al contrario, possiamo dire, con profondo rammarico, che, da trent’anni a questa parte, sembrano essere il tratto distintivo di un sistema che alcuni commentatori considerano ormai collassato e del quale anche noi, non da oggi, denunciamo con forza le crepe.
Tuttavia, avversando qualunque forma di generalizzazione, ci preme ribadire per l’ennesima volta che ripudiamo la logica qualunquista secondo la quale “sono tutti uguali” e “rubano tutti alla stessa maniera”, anche perché siamo convinti, al pari di De Gregori, che sia “solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera”.

Almeno noi, dunque, non dobbiamo accettare la logica della chiusura e del terrore; non dobbiamo accettare questa deriva pericolosa e carica di livore contro tutto e tutti che non sappiamo bene dove possa andare a parare; dobbiamo, invece, impegnarci affinché nel prossimo Parlamento e nelle future assemblee di comuni e regioni non vi siano più certi soggetti e tornino protagonisti i partiti: partiti forti, autorevoli, finalmente ripuliti dalle tossine di una maledetta stagione – politica e civile – che ha imbarbarito l’Italia e condannato un’intera generazione a vivere nell’incertezza, nel precariato e, spesso, purtroppo, ad essere disincantata e quasi cinica già a vent’anni.

La stagione che si aprirà tra pochi mesi, infatti, non è ancora ben definita né nei contorni né, tanto meno, nei contenuti: non sappiamo chi sarà il Premier, non sappiamo da chi saranno formate le coalizioni che si sfideranno, non riusciamo neppure a immaginare come sarà composto il prossimo Parlamento, pur avendo l’impressione che ci saranno almeno un centinaio di grillini alla Camera e non si sa quanti al Senato, e nessuno si azzarda a fare pronostici in merito al possibile erede di Napolitano perché sarebbe, sinceramente, folle avventurarsi su un sentiero tanto impervio.

Non sappiamo nulla e – come scrive il direttore de “L’Espresso”, “il tempo stringe”; e l’anti-politica (se ancora è lecito chiamarla così) aumenta, lo sconforto si diffonde, la paura di non arrivare alla fine del mese ormai morde alla gola anche chi, fino a pochi mesi fa, si sentiva al sicuro, i dati sulla disoccupazione (presente e futura) non lasciano scampo e lo spread, con annessi i mercati finanziari, continua a fare le bizze e ad impennarsi all’improvviso, salvo poi discendere repentinamente per risalire di nuovo l’indomani, in un’altalena estenuante che sta minando le poche certezze rimaste.

Come sostiene Dario Fo, se dovessimo definire con una parola questa fase, potremmo parlare senza dubbio di “caos”, vuoto totale e scomparsa di ogni punto di riferimento, come sempre avviene, del resto, quando si conclude un’epoca ed un’altra non si profila all’orizzonte. Siamo, insomma, ad un bivio ed abbiamo una sola strada percorribile perché l’altra conduce, inevitabilmente, nel precipizio: già, ma qual è quella giusta?

Ci attendono mesi intensi e difficilissimi: la complicata approvazione della Legge di Stabilità e, si spera, il varo di una legge elettorale che consenta ai cittadini di tornare a scegliere i propri rappresentanti, garantendo, al tempo stesso, la stabilità necessaria alla maggioranza che uscirà dalle urne. In caso contrario, difatti, dal caos si passerebbe alla catastrofe, come ben sanno coloro che, da quando si è costituito il governo Monti, si stanno adoperando affinché nella prossima primavera si profili uno scenario di sostanziale ingovernabilità, senza vincitori né vinti, senza alcuna speranza di costituire un governo solido e con la sola possibilità di ricorrere nuovamente ad un esecutivo d’emergenza guidato da Monti.
Ai fautori di quest’infausta soluzione, in realtà, interessa poco la figura di Monti, il suo operato, la sua autorevolezza e la sua credibilità internazionale: a loro basta che vada a Palazzo Chigi qualcuno che non sia Pierluigi Bersani o, comunque, un esponente del centrosinistra; e questo è ormai evidente a tutti, senza bisogno di evocare complotti, poteri forti, poteri occulti e quant’altro.

Per questo, in un contesto così nebuloso, nessuno di noi ha il diritto di tirarsi indietro, di rinunciare a svolgere il proprio dovere di cittadino e di chiudersi in se stesso, nei propri dubbi, nei propri particolarismi e in quel dannato senso di insoddisfazione che è pienamente comprensibile ma non può mai giustificare azioni ai limiti dell’autolesionismo, come il non voto o il voto assegnato a chi propone unicamente la protesta indiscriminata contro la “casta” senza avere il coraggio, e oserei dire la capacità, di presentare ai cittadini una sola proposta programmatica che esuli dalla pura demagogia.

Per questo, ritengo opportuno che tutti i cittadini che si riconoscono nelle idee politiche del centrosinistra, o che comunque coltivano il sogno di costruire insieme un’Italia migliore, si rechino a votare alle Primarie che si svolgeranno il prossimo 25 novembre e, eventualmente, al ballottaggio previsto per la domenica successiva.
Per questo, su questa rubrica e non solo, ho sempre invitato il centrosinistra, ed in particolare il Partito Democratico che ne costituisce il perno, ad aprirsi alle forze e alle energie positive (non quelle dei “vaffa”, per intenderci) che si muovono in tutto il Paese e le suddette, molteplici anime della società civile a non considerare i partiti come dei rivali ma, al contrario, a mettere a confronto idee, progetti, proposte e prospettive per rendere ancora più efficace il programma da presentare ad una Nazione sfibrata e per ampliare degli orizzonti che, in una legislatura costituente quale dovrà essere la prossima, non possono certo restare fermi alle dimensioni attuali.

L’alternativa, infatti, l’ha ben descritta Eugenio Scalfari nel suo editoriale dello scorso 4 novembre (condivisibile fin dal titolo: “L’alternativa Grillo, catastrofe annunciata”): “Ritorno alla Lira, discesa del reddito reale a livelli ancora più bassi, disoccupazione endemica, mafie e lobby onnipotenti, democrazia puramente nominale”. E, parlando delle prossime elezioni, concludeva dicendo: “La scelta la farà il popolo sovrano e speriamo sia quella giusta”.
Io la mia decisione l’ho già presa e, come sapete, da queste parti non esistono segreti: ho sempre detto come la penso, per chi voto e come valuto l’evolversi degli eventi nei diversi scenari e vi garantisco che continuerò a farlo, in quanto lo considero un atto di correttezza nei vostri confronti ed un segno di civiltà.

In conclusione, mi torna in mente che in questi giorni festeggio i quattro anni dalla nascita di questa rubrica: era l’autunno del 2008, Obama stava per diventare presidente per la prima volta, gli studenti manifestavano contro la riforma Gelmini, Grillo c’era già, anche se non aveva ancora fondato un movimento-partito, il Partito Democratico, all’epoca guidato da Veltroni, aveva da poco celebrato la sua prima manifestazione nazionale, al Circo Massimo, intitolata “Salviamo l’Italia”, lo spread era un concetto sconosciuto ai più, materia di discussione unicamente degli esperti di economia, Berlusconi era da poco tornato per la quarta volta a Palazzo Chigi e Monti riceveva Napolitano alla “Bocconi” in qualità di rettore.
Erano appena quattro anni fa e sembra sia trascorso un secolo. Per questo, soprattutto per questo, in un periodo ricco di sfide affascinanti e decisive come quello che stiamo attraversando, nessuno di noi può esimersi dal fornire il proprio contributo ad un’uscita in chiave progressista dalla crisi.

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