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Ddl diffamazione torna in Commissione

 

Il vicepresidente del Senato Domenico Nania ha disposto il rinvio in commissione Giustizia dell’articolo 1 del ddl Diffamazione come consente di fare l’articolo 100 del Regolamento di Palazzo Madama. “Una decisione saggia, si è evitata almeno per ora una nuova clamorosa retrocessione in Europa. Articolo21 continuerà a raccogliere le firme contro ogni ipotesi di legge bavaglio e dedicherà la propria assemblea prevista ad Acquasparta il 9,10,11 novembre ad una grande iniziativa alla quale prenderanno parte tutte le associazioni che hanno a cuore la libertà di informazione. Ora si lavori al Giurì a tutela dei diffamati e per liberare i cronisti dalle cosiddette querele temerarie”. Lo afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti in una nota.

“Quella che arriva dal Senato è decisamente una buona notizia” afferma il presidente Fnsi Roberto Natale ad Articolo21. “Ed è la riprova che è segnato da varie contraddizioni lo schieramento che ieri sera a fatica aveva impedito che il testo tornasse in commissione. Speriamo che ora prevalga la saggezza di comprendere che un problema vero – il carcere per la diffamazione a mezzo stampa – non può essere risolto creando un problema ancora piu grande: l’intimidazione al giornalismo piu incisivo. La decisione del Senato è anche un riconoscimento a quei tanti cittadini che in queste settimane hanno saputo far sentire la loro voce e dire che non accettano di vedersi scippare il diritto di sapere”.

“La lotta paga, ci ammonivamo i vecchi saggi. Con ragione. Grazie alla mobilitazione dell’FNSI e di Articolo 21 – afferma il senatore Pd Vincenzo Vita – il testo sulla diffamazione in discussione al Senato si è fermato. Torna in Commissione giustizia per approfondimenti. Il centrodestra naturalmente proverà a chiudere in poche ore la discussione per riportarlo in aula. Ma noi risponderemo con l’ostruzionismo. La proposta di legge che sta avanzando, infatti, è grave e lesiva della libertà di informazione. L’abolizione della pena del carcere comporterebbe un aumento molto forte delle pene pecuniarie (anche se è passato un nostro emendamento che le ha dimezzate), il raddoppio delle sanzione per le testate che prendono le provvidenze del fondo dell’editoria,  l’ennesimo pasticcio sul web, una incredibile onerosa rettifica per gli editori e gli autori dei libri, barocche forme interdittive dalla professione. Proprio su quest’ultimo tema si è bloccato il dibattito in aula e dallo stallo ha ripreso forza la nostra proposta che ieri fu bocciata, perché finita in parità nel voto, di ritornare nella sede istruttoria della commissione. Ora la lotta continua e la mobilitazione non può cessare. Ci si limiti ad una secca e breve norma: via il carcere”.

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