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Rai: finito il potere berlusconiano sul servizio pubblico?

 

E’ dovere di Articolo21 tenere alta la guardia sulla Rai. Con il cambio dei vertici a viale Mazzini in molti sono convinti che il potere berlusconiano sul servizio pubblico sia finito. Quali sono gli elementi che ci permettono di affermare questo? Al momento nessuno. Sono certo che l’attuale consiglio sia molto meglio di quello passato.

Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo sono una garanzia e l’indipendenza dal Pdl e dal collega Verro dimostrata dall’imprenditrice Todini fa ben sperare. La coppia Tarantola Gubitosi hanno portato sobrietà e cortesia rispetto all’arroganza del passato. Le prime nomine sono state un segnale confortante: Andreatta alla fiction e la conferma di Mineo a Rai News. Però la Rai è come il maiale (non si butta via niente), lo dimostra l’ex dg Lorenza Lei alla Sipra. Si dice che non potrà fare danni perché sarà controllata direttamente dal direttore generale. Prendiamo atto e seguiremo con attenzione il lavoro della Lei perché il ruolo è strategico per il futuro del servizio pubblico e la scelta non è stata professionale. Ritengo che gli ex direttori generali, finito il loro mandato, non dovrebbero rimanere in Rai, in particolare, quando si sono dimostrati non all’altezza del ruolo e manovrati dalla politica. La Lei, con i suoi rapporti all’esterno dell’azienda, non avrebbe avuto nessuna difficoltà a trovare un incarico di prestigio. C’è riuscito persino uno come Mauro Masi. Si dice che Gubitosi sia alla ricerca di persone professionalmente valide e in Rai ce ne sono tante. Quali sono i criteri di selezione? Ha ragione Beppe Giulietti quando cita Celli e Cappon, il loro protocollo di assunzione e l’anagrafe professionale. In particolare ricordo che Celli, quando arrivò la prima volta come capo del personale, fece un’operazione semplice e trasparente: chiese a tutti i dipendenti il curriculum. Un segnale ai partiti andrebbe dato sin dall’inizio, in particolare al Pd che oggi critica la scelta che riguarda la Lei dimenticando che la sua direzione fu votata all’unanimità, cioè anche dai suoi consiglieri. Sarebbe importante recuperare tutti gli epurati che, guarda caso, coincidono con professionalità e indipendenza e soprattutto sostituire buona parte dei top manager che in questi anni hanno fatto solo danni (in realtà dovrebbero rispondere di ciò davanti alla Corte dei conti), causa incapacità e con una carriera fatta grazie ad intrallazzi con la politica. Poi ci sono quelli capaci ma che per amore della poltrona hanno fatto come le tre scimmie: “non vedo, non sento, non parlo”, diventando collusi del male. Due esempi: la fine del rapporto con Sky voluto da Masi su ordine di Berlusconi (se ciò non fosse accaduto la Rai non sarebbe così indebitata con le banche), e tutto ciò che è accaduto attorno al digitale terrestre in particolare un piano editoriale che non ha raggiunto nessun obiettivo promesso, in particolare la raccolta pubblicitaria. Attenzione a non commettere gli errori fatti all’epoca del cda dei professori, come ha giustamente detto in un’intervista Michele Santoro, continuare con l’applicare tagli lineari, come hanno fatto Masi e Lei, sarebbe la morte civile del servizio pubblico. Al contrario è il momento di investire e tornare sul mercato con l’idea di fare concorrenza, parola sparita dentro la Rai e dai suoi palinsesti. Che senso avrebbe mantenere Corradino Mineo a Rai News senza dargli risorse e autonomie. L’investimento su Rai News dovrebbe coincidere con la riforma delle testate Rai diminuendole e tagliando edizioni e il tg di Mineo oltre ad avere un canale digitale dedicato dovrebbe essere presente nel palinsesto ti tutte le reti generaliste. Quello che si è perso negli ultimi anni è stato il rapporto con i cittadini, la Rai dovrebbe tornare ad essere più in contatto con il Paese non solo nel racconto ma anche fisicamente uscire con le telecamere, fare più inchieste e meno talk show. Infine Gubitosi dovrebbe costruire una nuova serra creativa, senza sbagliare nella scelta degli uomini e delle donne come avvenne nel passato e soprattutto legata alla messa in onda con il compito di scoprire nuovi talenti (autori, registri, giornalisti, conduttori, autori, scenografi, sceneggiatori, costumisti, ecc.), creando contatti con le università, le scuole di giornalismo, i master, i teatri, i festival di cinema, le web tv, sondare il web che da questo punto di vista contiene già un piccolo patrimonio.

Tutto ciò nell’attesa di capire quali saranno le nuove linee industriali ed editoriali, solo allora si dovrebbero cercare le professionalità adeguate, fare il contrario risponderebbe a vecchie logiche.

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