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La giornata della pace e la morte del pacifismo

 

Ieri, giornata internazionale della pace, il numero delle abitazioni distrutte dall’esercito siriano è arrivato al 15% delle abitazioni complessive della Siria. La giornata è stata festeggiata anche con la 40milesima vittime della guerra scatenata dal regime di Bashar al-Assad contro il suo popolo. Per lui, per quarantamilesimo siriano caduto, il destino è parso meno amaro rispetto a quello riservato ai 3 milioni di suoi compatrioti rimasti senza fissa dimora, nomadi transumanti attraverso le bombe.

Chissà se ieri i sunniti di Homs, città martire più di altre ma non più di Daraa o di Aleppo, avrebbero avuto la forza di prendere dei crocifissi per manifestare contro l’espulsione di un religioso cattolico, il gesuita Paolo Dall’Oglio, come fecero a fine giugno, quando padre Paolo fu espulso dalla Siria. E’ difficile sapere, immaginare, se i sunniti di Homs avrebbero trovato dentro di sé questa forza e consapevolezza. La barbarie che avvolge la Siria li avrà piegati? Chissà….

Sembra certo però che quella barbarie ha piegato molti “pacifisti”, a partire dai “pacifisti tardo-comunisti” , al ruolo di inermi osservatori del disastro siriano. A loro basta non sporcasi le mani, a loro basta dire “non interveniamo in Siria”, per sentirsi a posto con la coscienza.

Non si sentono complici della mattanza, no. Eppure se qualche siriano ieri, giornata internazionale della pace, li avesse accusati di connivenza con i carnefici di un popolo, io non lo avrei trovato fuori luogo.

Il pacifismo “senza se e senza ma” per me è morto a Sarajevo, quando davanti all’assedio molti “pacifisti” hanno tradito il loro disinteresse per la pace, dicendosi addolorati solo per i bombardamenti della Serbia, ma senza aver prima speso una parola per Sarajevo, lasciata dai loro cuori “moscoviti” al suo destino.

Il pacifismo “duro e puro” è tornato a morire a Bengasi, quando quegli stessi pacifisti si sono schierati al fianco del loro novello eroe, Gheddafi; non gli interessava quel che Gheddafi ha fatto ai libici per mezzo secolo: no, loro volevano bloccare l’imperialismo americano. Con il loro relativismo etico non hanno esitato da allora in avanti a sposare la tesi del rischio “islamista” pur di condannare le politiche americane. E invece le cose in Libia stavano andando benino, le prime elezioni non hanno portato masse di fanatici di Allah in Parlamento, tanto che i salafiti, i seguaci di al Qaida e gli orfani di Gheddafi hanno dovuto cercare di sabotare la difficile rinascita libica con i recenti incidenti e attentati. E loro, i pacifisti? Ovviamente li hanno subito identificati con l’Islam e con I LIBICI, pur essendo evidente che sono una sparuta minoranza. Così i pacifisti puri e duri sono pure divenuti “antropologicamente razzisti”.

L’ossessione anti americana è un tarlo che corrode il cervello, visto che l’epoca dell’impero americano è finita da un pezzo, e quindi accieca il pacifismo “intransigente”. E in Siria questa cecità ideologica ha festeggiato il suo compimento, pieno.

Eccoci all’assurdo di un fronte che si dice pacifista e che sembra aver sposato le parole d’ordine di Bush e Cheney….Pur di rimanere al fianco dei despoti (fascisti) anti americani, sono pronti a vedere solo il rischio islamista in Siria. “I barbuti di Allah prenderanno il potere se cadrà Assad”… Strano: non è Assad forse l’alleato d’oro dei barbuti di Allah di Hezbollah e di Kamenei, quello che ha espresso nel sangue il movimento verde? Ma quelli per i “nostri pacifisti” non sono temibili barbuti di Allah, sono eroi della lotta anti imperialista, cioè anti americana.

Dopo la vicenda siriana, dopo il sostegno al carnefice Bashar al-Assad, il pacifismo intransigente non potrà più resuscitare, è morto definitivamente, è morto per la terza e ultima volta.

Ecco perché è un bene che la giornata internazionale della pace 2012 sia passata nel silenzio. Quel pacifismo è morto, ora speriamo ne nasca un altro.

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