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Sicurezza sul lavoro. Bazzoni: “Lascio ad altri questa battaglia di civiltà”

 

“In questi anni – scrive l’operaio metalmeccanico Marco Bazzoni – mi sono sempre prodigato perchè ci fosse più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con articoli, lettere, interviste, interventi in iniziative per la salute e sicurezza sul lavoro, fino alla denuncia alla Commissione Europea, che ha portato ad una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver recepito correttamente la direttiva europea quadro 89/391/CEE.

Rinunciando a buona parte del mio tempo libero, per dedicarlo alla sicurezza sul lavoro, tanto che molte volte non avevo tempo neanche per me stesso.
Quando ieri ho scritto la petizione (in allegato), per chiedere al Governo Monti, che venga rivisto profondamente il testo unico 1124/1965, che regola il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro, non pretendevo certo che fosse pubblicato da tutti i blog, mezzi d’informazione che ci sono in Italia.

Mi sarei accontentato che ci fossero tante adesioni, ad una petizione di civiltà, che chiedeva espressamente al Governo, di rivedere il le regole per i risarcimenti ai superstiti dei morti sul lavoro.
Sapete quante adesioni sono arrivate oggi?
3, si avete capito bene, segno che una petizione del genere non interessa a nessuno.
Voglio ringraziare davvero molto il giornalista Oliviero Beha, per aver dato spazio sul sul blog, pubblicando la petizione:

http://www.olivierobeha.it/primopiano/2012/07/petizione-risarcimento-infortuni-morti-sul-lavoro

Ho sentito tanta indignazione, dopo che la vita di Matteo Armellini è stata valutata dall’Inail solo  euro1936, 80, poi quando si chiede di aderire ad una petizione che chiede di rivedere una legge (1124/65) che non è più al passo con i tempi, nessuno aderisce.
Io non cerco nè medaglie, nè onore, vorrei solo un pò di riconoscenza.
Chi pensa che Bazzoni scriva queste petizioni, articoli, lettere, perchè ha la smania della visibilità, si sbaglia di grosso.
Bazzoni non ha bisogno di visibilità.

La maggior parte delle volte che ho scritto ai mezzi d’informazion e ai blog è stata per dare spazio a chi non aveva voce (ai familiari delle vittime del lavoro, agli infortunati, agli invalidi sul lavoro, a chi aveva una malattia professionale).
Quando vedo questa indifferenza, mi chiedo chi me lo fa fare!
Non ha nessun senso continuare in questa battaglia, nessuno!
Tante volte che volevo mollare, c’è sempre stato qualcuno che mi ha fatto tornare sui miei passi, chiedendomi di non farlo, che la battaglia che portavo avanti era importante e giusta.
Però questa volta sono deciso a  smettere questa mia battaglia e sto dicendo sul serio!
Oggi ci indignamo perchè la vita di Matteo Armellini è stata valutata così poco, ma siamo un popolo che non ha memoria.

Dove era tutta questa indignazione, quando la morte di Andrea Gagliardoni, operaio di 23 anni, (morto all’Asoplast di Ortezzano il 20 giugno 2006, con la testa schiacciata in una pressa tampografica che gli ha spezzato l’osso del collo) è stata valutata dall’Inail solo 1600 euro?
Dove era tutta questa indignazione, quando la morte di Roberto Scavo, postino precario di 20 anni (morto il 10 marzo 2008 in un infortunio in itinere, mentre stava facendo il suo lavoro, consegnando le raccomandate con il motorino dell’azienda) è stata valutata dall’Inail 1725 euro?

E non sto parlando di pochi anni fa.
E non sono gli unici casi, c’è ne sono tantissimi ogni anno.
Paola Armellini ha avuto il coraggio di denunciare questa ingiustizia e umiliazione ai mezzi d’informazione altrimenti non ne avremo saputo nulla.
Perchè dopo la morte di un figlio, ricevere un assegno così basso, che suona come una presa in giro, è davvero troppo!
Con questa email vi saluto, scusandomi se a volte le email hanno intasato la casella di posta elettronica a qualcuno.
Spero che altri avranno la forza e il coraggio di portare avanti questa battaglia di civiltà, io non ce la faccio più.
Marco BazzoniOperaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze
Email: bazzoni_m@tin.it

Petizione: Venga rivisto il testo unico 1124/1965 che regola il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro.
L’assegno di rimborso UNA TANTUM  di spese funerarie, di euro 1936, 80 consegnato dall’Inail a Paola Armellini, la madre di Matteo, l’operaio morto il 5 Marzo 2012, schiacciato sotto il crollo del palco per il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria, suona come un “pugno nello stomaco”.
E’ vero che la vita di una persona non ha prezzo, ma risarcire la famiglia con una cifra assurda è davvero una presa in giro, l’ennesima umiliazione!
L’Inail ci tiene a precisare che “non poteva dare di più”:

http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=Prodotti/News/2012/INAIL/info-1117974558.jsp

e che questi soldi non sono un risarcimento, ma “il contributo per le spese per il funerale”.
La si può mettere come si pare, fatto sta che la vita di Matteo Armellini è stata valutata dall’Inail solo euro 1936,80!
L’articolo 85 del Testo unico 1124/1965 prevede che hanno diritto alla rendita a superstite, in caso di infortuni mortali, coniugi e figli e, se assenti, gli ascendenti viventi e a carico del defunto, che contribuiva quindi al loro mantenimento”.

Visto che Matteo Armellini non aveva nè moglie, nè dei figli e che non contribuiva al mantenimento dei suoi genitori, la sua famiglia non ha diritto ad una rendita mensile.
In questi giorni ho letto di tanta indignazione a livello politico, peccato però, che come spesso, anzi, sarebbe meglio dire, come sempre accade in Italia, questa indignazione non si è tradotta in dei fatti concreti.

Nè il Governo Monti, nè la maggioranza che l’appoggia (Pdl, Pd,Udc), ha detto  una sola parola,  sul fatto che andrebbe profondamente modificato il testo unico 1124 del 30 giugno 1965, che regola l’indennizzo e il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro a cui l’Inail è tenuto.
Neanche il Ministro Fornero, che ha detto più volte che “la sicurezza sul lavoro sarà centrale nel lavoro del governo e nel suo impegno personale, ha detto nulla.
Inoltre, che il “tesoretto” Inail, derivante dagli avanzi di bilancio annuale, che è depositato presso un conto infruttifero del Ministero del Tesoro, che ammonta a ben 18,5 miliardi di euro, venga utilizzato dallo Stato Italiano per ripianare i debiti, lo trovo una cosa scandalosa, una vergogna!

Chiedo quindi al Governo Monti,  che sia rivisto quanto prima il DPR  1124/1965 “Testo unico assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali”:

http://www.superabile.it/repository/ContentManagement/information/N946278857/DPR%201124%20del%2030%20giugno%201965.pdf

e l’utilizzo del “tesoretto” Inail, i cui soldi dovrebbero essere usati per tutelare meglio gli infortunati sul lavoro, per aumentare le rendite “da fame” agli invalidi sul lavoro e per aumentare le rendite ai familiari delle vittime del lavoro.
Perchè la vita di un operaio, non venga più valutata solo euro 1936,80 euro.

N.B Chi vuole aderire alla petizione, invii un’email di adesione a: bazzoni_m@tin.it indicando nominativo, azienda, qualifica e città

Adesioni:

1)Carmine Tomeo, RSPP – Vasto (CH)
2)Andrea Bagaglio -medico del lavoro – Mercallo ( VA )
3)Massimiliano Perugini, Pubblica Istruzione, Docente scuole medie, Monterotondo (Roma)

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