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Rai, per risanarla valorizzare risorse interne

 

Se la presidente della Rai si ridurrà lo stipendio farà certamente un gesto importante nei confronti dell’azienda e altrettanto ci si aspetterebbe dal direttore generale con contratto a tempo indeterminato. In queste ore sembra che i due manager stiano incontrando vario personale della Rai. Lo speriamo. Noi siamo certi che la Rai si possa risanare attraverso varie operazioni
ma soprattutto con una forte valorizzazione delle risorse interne, intendendo con esse i dipendenti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato che hanno costruito negli anni le redazioni di programmi e testate e hanno offerto consulenze decisive e qualificate a fronte di contratti da autentico sfruttamento. Quella è la gente Rai. Fatto salvo un normale tasso di scarso impegno e improduttività come esiste in tutte le grandi aziende, i dirigenti, i funzionari, gli impiegati, i giornalisti della Rai sono di una qualità superiore rispetto alle aziende del settore. Da loro tutti hanno copiato, prima Fininvest, poi Mediaset, poi la 7, poi SKY.

La presidenza e la direzione generale, dunque, prima di avviare intollerabili catene di arrivi soprattutto di dirigenti dall’esterno a suon di centinaia di migliaia di euro e magari a tempo indeterminato, parlino e valutino i dirigenti attuali dell’azienda, leggano i loro curricula, si informino cosa hanno fatto, cerchino programmisti e giornalisti, vadano a vedere i loro prodotti (Wikipedia e Youtube ormai aiutano molto), leggano le loro storie. Scopriranno, è vero, che un manipolo di dirigenti assai ben pagati è stato troppo accondiscendente, per non dire di più, con il concorrente privato, ma scopriranno anche che la stragrande maggioranza della dirigenza e del personale Rai lavora e ha lavorato per dare il massimo all’azienda e nel corso degli anni è stata marginalizzata, nelle aree del prodotto come in quelle di staff. Si è scelto troppo spesso il ricorso all’appalto esterno “chiavi in mano”, facendo venire meno una intera generazione di capi struttura Rai che avevano fatto la storia del varietà e del documentario televisivo. Si è andati a cercare fuori quello che a metà prezzo c’era e c’è dentro. Tutto ciò che è interno è stato mortificato dai mancati investimenti in tecnologia e dall’essere sempre messo in coda ai “guru” che a suon di soldoni garantivano risultati mai arrivati.

Il mercato dell’indotto Rai è importante e deve vivere, quando ha delle specilizzazione reali e sa fare prodotti da servizio pubblico, ma la Rai deve tornare a guardarsi dentro, deve recuperare i dirigenti mortificati per motivi politici e deve far lavorare tutti, ovviamente con la totale autonomia del gruppo dirigente di valutarne le prestazioni e identificare i posti dove ciascuno possa rendere al meglio. Anche il presidente Monti oggi parla di ritorno all’economia reale.

Per la Rai la strada della realtà è il contenimento del ricorso all’esterno in termini di acquisizione di persone e di appalti e la rimotivazione completa del personale interno basandosi sui soli parametri della meritocrazia. Se Tarantola e Gubitosi riusciranno in questo avranno l’appoggio di tutti coloro, e nella società come nell’azienda sono la maggioranza, che vogliono ancora avere, come nel resto d’Europa, un servizio pubblico forte, motivato e che trasmetta cose belle!

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