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Casini c’entra sempre

 

‘Io c’entro’. Uno slogan fortunato ma soprattutto un programma politico. Certo che c’entra. L’Udc c’entra sempre. A destra, a sinistra e naturalmente al centro. Con una parola d’ordine: ‘moderati’ che vuol dir tutto e nulla. Il leader della formazione centrista Pier Ferdinando Casini nel 2008, dopo quindici anni di alleanza con la destra, si trovò improvvisamente trombato da Berlusconi, che i sondaggi davano vincente anche senza l’alleanza con i centristi. Tentò di rientrare, non ci riuscì, ma non si perse d’animo, fece una strepitosa campagna elettorale, organizzata da Roberto Rao, e riuscì a superare lo sbarramento del 4%.  Puntò sul ‘veltrusconi’, l’uguaglianza Berlusconi-Veltroni – un pò come oggi fa Grillo con Pdl e Pdmenoelle – e ricreò un centro politicamente autonomo. Autonomo di spostarsi da destra a sinistra e ritorno come più gli pare. Strumento principe di questa abilità politica è la comunicazione. Affidata in buona parte a Casini, uomo di bell’aspetto, elegante e giovanile, determinato ma rassicurante, serio ma sorridente. Insomma il prototipo del bravo comunicatore berlusconiano. Ma l’immagine del leader non viene svenduta né inflazionata con maree di interviste e di dichiarazioni in tv. Quindi risulta più autorevole quando parla. Anche grazie a questa abilità comunicativa, l’Udc è riuscita a dare un’immagine di sé molto più forte del proprio peso elettorale. Il 6% del partito di Casini vale oggi almeno cinque volte tanto, se è vero che ha costretto il più grande partito italiano, il Pd di Bersani, a corrergli dietro, mettendo a forte rischio l’alleanza con Idv e Sel, che insieme vengono accreditate di quasi il triplo dei voti di Casini. Giocando sulla parola ‘moderati’ e sulle alleanze a geometria variabile (oltre naturalmente al lavoro politico che ha portato Monti a Palazzo Chigi), Casini è riuscito a rendere centrale l’Udc nel dibattito politico, pur avendo un pacchetto di voti piuttosto ridotto da portare in dote. Voti che, essendo di orientamento conservatore, anche per le posizioni ‘integraliste’ assunte dall’Udc in tema di diritti civili, tendono a diminuire sensibilmente in caso di alleanza con il Pd. L’effetto non secondario di un eventuale accordo Pd-Udc senza Sel e Idv sarebbe un ulteriore e drammatico spostamento a destra dell’ asse politico italiano. ‘Moderati’ è una parola pericolosa.

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