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Messaggio “Urli et Corvi”

 

di Nadia Redoglia
Nelle terre emiliane lo strazio prosegue beffardo approfittando della nostra impotenza: i terremoti restano ancora incognita poco più che medievale. Per chi sa ascoltare, le urla dei sismi  raggiungono tutti noi, ben oltre l’epicentro…
Dall’illuminismo in poi abbiamo tuttavia saputo conquistare la forza per attenuare la tragedia (seppur debilitata dalla malvagità degli “sciacalli” e dall’ignavia dei “corvi” che ricavano profitti prima, durante e dopo le catastrofi) e la capacità per ricostruire velocemente l’indispensabile distrutto. Il tempo dei “lumi” scoprì (antropologia docet) che la primaria condizione per l’esistenza -e la sopravvivenza- dell’umano essere era la solidarietà e tutto ciò che a essa si ricongiunge. Persino le religioni, seppur in modi differenti, compresero la “rivelazione”. Qualcuna addirittura vantò il primato della “scoperta” disconoscendo finanche le lugubri elucubrazioni dei tempi bui.

E’ da decenni che ormai, laicamente parlando, il termine è stato di fatto archiviato: la solidarietà comporta troppe responsabilità da assumere in proprio. S’è stabilito di sostituirlo con equità: qualcosa di più tecnico che, in quanto tale, è potenzialmente più manovrabile, avendo molteplici sfaccettature.  Solidarietà significa restituire, a chi ne è privo o momentaneamente ne è stato privato, il diritto naturale di essere uguale all’altro. Equità dà per scontato che il diritto è ben più tecnico che naturale. In quanto tale deve perciò essere necessariamente subordinato a pochi umani che stabiliscano i parametri per la definizione di “uguale”. E’ probabilmente questo fatto che induce a non poche perplessità quando ci chiediamo che cosa è allora la democrazia…

Il “nostro” cristianesimo cattolico ci giura invece d’essere ancora fermo ai puri principi della solidarietà. Vediamo.
La Chiesa ha donato all’Emilia 500mila euro. Nel soli offertori di questa domenica, tra Chiesa papal/milanese e  tutte le chiese che hanno raccolto in favore dei terremotati, si sono ricavate cifre a sei zeri.. Evidentemente la Chiesa ha ritenuto equo distribuire giusto quei cinquecentomila. Per configurare la solidarietà sarebbe occorso invece almeno (ri)distribuire il 50 per cento dell’ 8 per mille che annualmente riceve.

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