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Amianto. Schmidheiny relatore alla conferenza di Rio, insorgono le associazioni

 

“Come si può essere relatori in un “Convegno per lo sviluppo sostenibile” quando si è stati condannati per disastro ambientale ?” questa la domanda che Afeva ( l’associazione dei famigliari delle vittime dell’amianto) insieme ai sindacati ha indirizzato innanzitutto al Segretario Generale  dell’ ONU Ban Ki-moon in relazione alla partecipazione di Stephan Schmidheiny ( ultimo proprietario degli stabilimenti Eternit in Italia e condannato dal Tribunale italiano di Torino per “Disastro ambientale doloso permanente” a 16 anni di carcere e al risarcimento dei danni alle vittime e alle Istituzioni) quale relatore alla Conferenza di Rio sullo sviluppo sostenibile, patrocinata dall’ONU.

Più che una domanda è una denuncia aperta, quella avanzata dai firmatari della lettera che tra gli altri è indirizzata anche agli esponenti del nostro Governo nonché alla Presidente del Brasile, con annessa richiesta: negare a  Schmidheiny la partecipazione al Convegno.
“Ci saremmo aspettati- si legge nella lettera- che una Conferenza internazionale sullo sviluppo sostenibile avesse propugnato la messa al bando in tutto il mondo della lavorazione di un minerale così dannoso e altamente cancerogeno. Ribadiamo pertanto la richiesta di negare la partecipazione di Stephan Schmidheiny alla Conferenza di Rio del 20-22 giugno 2012.”

La lettera partita dall’Italia, nello specifico da Casale Monferrato, fa eco alla petizione internazionale promossa dall’avvocatessa e giuslavorista Fernanda Giannasi, presidente dell’Abrea, l’Associazione Brasiliana degli Esposti all’Amianto, tradotta in più lingue e on-line.

Schmidheiny, conosciuto in Italia per la questione Eternit approda alla conferenza di Rio come  filantropo della green economy per aver fondato 20 anni fa la lobby imprenditoriale del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) promuovendo il ruolo delle imprese private nelle politiche di sviluppo sostenibile.
Un affronto per le vittime italiane dell’amianto, come scriveva nei giorni scorsi qualche giornalista nostrano, ma un affronto anche per le future vittime brasiliane quelle che ignare continuano a utilizzare l’amianto come innocuo materiale da costruzione prodotto da ben 16 industrie attive sul territorio.

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