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In nome del monitor italiano

 

Di Nadia Redoglia
Per circa settemilacinquecento giorni (mica 7, 70 o 700!) l’Italia è stata (s)governata da un comunicatore eccezionale, avendo questi saputo acchiappare (magistralmente) l’attimo in cui la Comunicazione dimostrava il suo assoluto potere con i mezzi, all’epoca, a portata di mano: le televisioni. Per quanto ancora non è dato sapere dove “il comunicatore” abbia preso i soldi per comprarsele (la risposta a quella domanda sarebbe la soluzione dei problemi degli italiani di buona volontà) sta di fatto che quello lì c’è riuscito alla grande.

Seppe commutare il “volgo” in volgare e, a quanto pare, piacque: casa degli italiani e popolo della libertà. Intanto gli anni passano, i bimbi crescono e i “papi” (surclassate le mamme) imbiancano. La Comunicazione, confortata dal consolidato potere ottenuto, invece si metteva al passo coi tempi, impassibile seguendo   scrupolosamente i monitoraggi volti al (suo) progresso. E fu proprio così che, dai monitoraggi per pochi, si passò alla distribuzione dei monitor (gratis) per tutti al fine che ciascuno del “volgo” (seppur per immaginifico) coltivasse l’idea d’essere in proprio non solo a decidere, ma a comunicare per conquistare proselitismo.
E oggi stiamo proprio qui.

Che l’italico archetipo “comunicatore eccezionale” abbia oggi deciso il “coming out” con il suo “il Pdl è finito, guiderò io il nuovo partito. Quel Grillo piace, dovrebbe essere uno di noi. O meglio dovremmo essere noi come lui. La gente vuole quello” non fa che accrescere l’inquietudine del “volgo” che ancora, per sua natura, ben saprebbe identificarsi Persona tra e con le altre Persone, facendo proprio a meno d’intermediari da monitor diretti e indiretti.
Si tratterebbe “solo” di scovare il genio che, più velocemente dei comunicatori eccezionali, sapesse ripristinare questo (umano) concetto.

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