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“In architettura tutto inizia dal terreno”

 

Venezia. Con la nomina, in zona cesarini, dell’architetto e urbanista Luca Zevi a  direttore del Padiglione Italia, si completa l’assetto definitivo della 13. Mostra Internazione di Architettura, diretta da David Chipperfield e in programma ai Giardini di Castello e alla Biennale  di Venezia dal 29 agosto al 25 novembre 2012.

La mostra cade in un momento di grave crisi economica, che comporta un ripensamento di questa disciplina, da sempre attraversata da istanze  politiche e dinamiche sociali , peraltro con ampie ricadute sul vissuto privato.

Lo afferma lo stesso Chipperfielfd quando sostiene. “ In architettura  tutto inizia dal terreno. E’ il punto di partenza fisico in cui tracciamo il primo segno,  scavando le fondamenta che sosterranno il nostro riparo. Nel terreno tracciamo la linea che definisce il confine tra ciò che è privato e ciò che è comune. Il processo fisico di delimitazione non solo protegge ma definisce anche l’interno dall’esterno, il privato dal pubblico, l’individuo dalla comunità. Mentre il mondo sembra  assecondare sempre più gli obiettivi del singolo , appare sempre più difficile definire l’idea di comunità, di città , di pubblico e  di comune.  “

Di qui la ricerca di un terreno comune “ Common Ground “ come recita il titolo dell’esposizione. Il che presuppone anche la rinuncia all’individualismo delle archistar o per dirla con Paolo Baratta, presidente  della Biennale, al loro lato narcisistico. Fino a qualche anno fa era una sfida al grattacielo più alto, dalle improbabili forme geometriche, rese possibili dall’impiego delle moderne tecnologie , in primis dalle simulazioni al computer , e simbolo, insieme,  del talento  creativo e di un illimitato ottimismo sul futuro. In questa mostra gli stessi protagonisti di allora, da Zara Hadid  a Rem Koolhaas; da Norman Foster e Peter Eisenman , ivi incluso lo stesso Chipperfield  , sono invitati a confrontarsi, con un patrimonio comune, che tenga conto  delle diverse sensibilità generazionali , culturali e storiche. Condiviso anche con altre discipline.

Del resto è lo stesso Baratta  a definire,  da una parte,   l’architettura quale Artemide che metamorfizza la proprietà privata in bene pubblico e a stigmatizzare,  dall’altra,   l’uso spesso scomposto e deformato che si è fatto dell’architettura.  Specie in Italia dove in questo campo non si è  conseguita  l’eccellenza propria di  altri settori,  come la moda o il design. Colpa , forse , di  un’intrinseca debolezza insita nel  committente, pubblico o privato che sia.

Con il che il discorso ritorna al padiglione italiano: sfida non facile per gli strettissimi tempi imposti da una nomina troppo ritardata. A far da garanzia il nome del prescelto, tra una rosa di dieci concorrenti  e l’auspicio , come sottolinea il ministro Lorenzo Ornaghi, che Zevi saprà rappresentare il tema dell’architettura italiana contemporanea  in rapporto allo sviluppo, alla sostenibilità ambientale  e al rispetto del territorio.

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