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Il coraggio di non aver paura di dire

 

di Enrico Ignone*
È difficile trovare le parole. Com’è difficile commentare l’inspiegabile. Sabato 19 Maggio è cambiato tutto per l’Italia, per la Puglia, per Brindisi e per Mesagne. Un esplosione è avvenuta dinnanzi all’entrata dell’Istituto Professionale, intitolato alla signora Francesca Morvillo Falcone, moglie del magistrato antimafia Giovanni Falcone, uccisi nella Strage di Capaci insieme alla scorta. Vittima, la giovanissima Melissa Bassi di Mesagne, 16 anni; ferite altre sette ragazze, tra cui una in gravi condizioni, Veronica Capodieci, anche lei di Mesagne. Erano tutte studentesse dello stesso Istituto ed erano appena scese dal pullman, che ogni mattina le portava a scuola. Poi, la violenta esplosione. Gli inquirenti hanno dichiarato che trattavasi di un ordigno composto da tre bombole, nascoste all’interno di un bidone.

Dapprima gli stessi inquirenti hanno fatto sapere che poteva essere un attentato di natura criminale, facendo riferimento alla malavita organizzata, ma nelle ore successive, questa ipotesi, si è assopita, lasciando spazio all’ipotesi, invece, più accreditata di un gesto isolato. Il giorno dopo l’accaduto la procura di Brindisi, presieduta dal procuratore Marco Di Napoli, rivela in conferenza stampa che c’è un video, dalle telecamere di un chiosco di panini di fronte la scuola, che riprenderebbe qualcuno, mentre azionava con un telecomando la detonazione di quell’ordigno. Nei giorni successivi all’accaduto comincia una caccia al sospetto maniaco assassino. In questura a Brindisi  verranno interrogati dei presunti sospettati. L’informazione farà dei nomi, che poi si riveleranno fallaci.

Le persone indagate inizialmente, verranno, poi, rilasciate, in quanto forniranno alibi comprovabili. Insomma s’innesca un clima di paura. La procura di Lecce con Cataldo Motta dichiara che allo stato attuale non vi è nessuno nel registro degli indagati. Viene, comunque, appurato il reato di strage, secondo l’art. 422 del Codicice Penale, ma nonostante questo ancora non c’è nessun colpevole.

L’unica cosa sicura di questa torbida vicenda, è che c’è una comunità spezzata dal dolore: Mesagne, la città natale di Melissa Bassi, dell’amica Veronica Capodieci e di altre ragazze ferite. Questa, per la comunità mesagnese, è una ferita che non si rimarginerà mai. Le diverse ipotesi sulla natura della matrice dell’attentato hanno subito messo in moto una macchina d’informazione, che ha delle difformità di natura oggettiva. Si rievoca il passato di Mesagne, un passato di criminalità, di ScU; ma certa informazione ha, erroneamente, attualizzato, dicendo che questa è la “cupola della ScU”. Alcuni articoli sul web arrancano su luoghi comuni, incuranti di danneggiare la città. Mesagne da molti anni sta «combattendo» la criminalità, con durissime manovre di legalità. Lo ha fatto sia con le precedenti amministrazioni e sia con l’attuale.

C’è tanta amarezza e tristezza infinita negli occhi dei cittadini mesagnesi, tristezza mista a rabbia, per aver perso una cittadina, una giovane studentessa che andava a fare il suo dovere.È stato messo in atto un piano criminale ad un istituzione dello Stato: l’istruzione. Una istituzione intoccabile! Una istituzione già vulnerabile per la sostanziosa presenza di precarietà e che ha trovato sempre il suo scopo nella «libertà intellettuale». È stata «ammazzata la libertà intellettuale».

Ed è proprio quì che dobbiamo fermarci a riflettere: difendere la nostra libertà intellettuale, significa, difendere la verità. Don Ciotti ha detto: «bisogna rompere il silenzio delle zone grigie, le mezze scelte di chi tiene un piede da una parte ed uno dall’altra». Quindi INDIGNAMOCI. Di fronte a tutto questo gridiamo una volta per tutte, una verità, che tutt’insieme vogliamo: il «coraggio di non aver paura di dire». Stephane Hessel scrisse un piccolo libricino dal titolo: INDIGNATEVI! È un imperativo ed è ora di farlo con tutti i mezzi che abbiamo con la coscienza, con la conoscenza, con la scrittura, con la protesta, con la ricerca, con la giustizia e con la volontà popolare! Perché non si può calpestare un diritto inviolabile come la vita.

*tratto da http://www.mesagnesera.it

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