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Non lasciamo che la morte di Morosini resti solo l’ennesimo tributo allo sport di una giovane vita

 

Un ragazzo di una dolcezza incredibile su un volto velato dalla tristezza”?  Così Mino Favini, storico allenatore e scopritore di talenti nel vivaio dell’Atalanta, ricorda Piermario Morosini, il giovane calciatore morto ieri mentre giocava col suo Livorno a Pescara una partita del girone di ritorno di serie “B”. Le sconvolgenti immagini della tragedia “in diretta”  hanno fatto il giro del mondo, rilanciate dalle tv e dal  web, suscitando dolore, rabbia, interrogativi e tanta sincera solidarieta’. Il grande calcio, quello dei Paperoni, dei petrodollari, della globalizzazzione non e’ rimasto insensibile alla notizia-choc che veniva dall’Italia.

Come non rimanere colpiti dalla decisione del Real Madrid di dedicare un minuto di silenzio, prima della partita col Gijon, a Piermario Morosini oppure dalla scelta di Messi e del suo Barcellona di giocare col lutto al braccio? Testimonianze sincere di dolore come i pianti dei suoi compagni del Livorno, che lo hanno visto accasciarsi improvvisamente in campo e poi piu’ nulla, nonostante l’intervento di un medico,dei massaggiatori e poi di un’ambulanza. Ma piu’ di tutto va segnalata la decisione giusta e umanissima (qualcuno,pensate,l’ha definita coraggiosa!) del presidente della Federcalcio Giancarlo Abete di bloccare tutti i campionati, di fermare le partite di serie A, quelle di B che si sarebbero giocate in serata e quelle di Lega Pro, in segno di lutto. Per la prima volta la terribile legge dello “spettacolo che deve continuare” costi quel che costi, della intangibilita’ dei palinsesti televisivi costruiti sul calcio, e’ stata infranta proprio da quel calcio che  altre volte si era dimostrato impermeabile,cioe’ insensibile, a qualunque tragedia: basti ricordare la partita di Champions, giocata in Italia, nel giorno delle Torri Gemelle.  

Piermario Morosini meritava tanto affetto e tanta partecipazione. Era un ragazzo sfortunato, che aveva perso entrambi i genitori e un fratello. Gli era rimasta solo una sorella disabile che lui seguiva e faceva curare. “Sono cose  -aveva detto Piermario in un’ intervista- che ti segnano e ti cambiano la vita,ma che allo stesso tempo ti mettono in corpo tanta rabbia e ti aiutano a dare tutto per realizzare quello che era un sogno anche per i miei genitori”. E lui il sogno lo inseguiva, caparbiamente, sui campi di calcio. Tanti, in serie A e B. Era un po’ quello che si potrebbe definire uno “zingaro” del pallone. Aveva vestito tante maglie, quella piu’ bella era azzurra. Prima con le nazionali giovanili, poi con l’Under 21, dove Piermario aveva esordito nel 2006 arrivando poi a disputare l’Europeo in Svezia nel 2009.  Dovunque  (Bologna, Reggina, Padova, Vicenza e la “sua” Udinese) ha lasciato il ricordo di un professionista serio,sempre disponibile verso i compagni,  uno di quei giocatori che “fanno squadra”, ma soprattutto  un giovane,grande uomo che dalla vita aveva avuto tanti dolori e dallo sport tante soddisfazioni.

E proprio il suo calcio gli e’ costato la vita. Quel calcio, ma non solo, che ora si interroga sul perche’, su cosa si poteva fare per evitare questa (ennesima) tragedia, che riporta alla memoria il crollo sul campo di Londra di Fabrice Muamba e del pallavolista Vigor Bovolenta a Macerata, senza dimenticare la tragica fine di Giuliano Taccola e Renato Curi.  In attesa del responso degli accertamenti medici e’ tutto un susseguirsi di ipotesi (infarto,aneurisma,rottura dell’aorta?) e di proposte, mentre non mancano le polemiche.           

I controlli sugli sportivi in Italia, si dice, sono i piu’ accurati al mondo. I soccorsi a Piermario Morosini sono stati tempestivi (anche se in un video si vede l’ambulanza rallentata da un’auto dei vigili urbani). C’e’ stato persino l’intervento di un cardiologo, che era casualmente fra gli spettatori allo stadio. Di qui la proposta di assicurare un presidio fisso sui campi di calcio (ma non solo,aggiungiamo noi) di uno specialista e di un defibrillatore. Per questo, se non si vuole che la tragica fine del giovane centrocampista del Livorno resti solo l’ennesimo doloroso tributo allo sport di una giovane vita, lanciamo dal sito di Articolo 21 la proposta di una sottoscrizione – che veda l’impegno diretto della Federcalcio insieme all’Associazione calciatori del sempre sensibile Damiano Tommasi – per una borsa di studio intitolata a Piermario Morosini che finanzi una ricerca sulla prevenzione delle patologie legate all’attivita’ sportiva. Per far sì che tanti giovani possano realizzare, proprio ora che non c’e’ piu’, il sogno confessato da Piermario: ” diventare un buon calciatore per far felici i miei genitori che non ci sono piu’ “.

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