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Inquinamento e mortalità: numeri shock a Brindisi

 

di Victor Botta

Non solo Taranto e Ilva. L’allarme sanitario in Puglia riguarda anche la provincia di Brindisi. Un rapporto shock di alcuni studiosi restituisce una radiografia allarmante per questo territorio che già dal 1998 è considerato dal ministero dell’Ambiente tra i siti di bonifica di interesse nazionale. Solo alcuni anni dopo, nel 2012 –  sull’onda del dramma Ilva –  si arriverà ad una approvazione da parte della giunta regionale guidata da Nichi Vendola, di una legge “a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. Tra di essere figura, appunto, il territorio brindisino che, tuttavia, non dispone ancora di un registro tumori che possa finalmente fornire un quadro certo ed organico sulla reale situazione del territorio ed, in particolare, sulla relazione tra l’emergenza ambientale ed i preoccupanti dati sanitari emersi da alcuni studi epidemiologici.

Tutti i numeri “della morte” a  Brindisi. Lo studio condotto da Giuseppe Latini, direttore del reparto neonatologia Asl di Brindisi ed Emilio Gianicolo, ricercatore dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr a Lecce) sui neonati da 0 a 28 giorni (Congenital anomalies among live births in a polluted area) spiega che a Brindisi tra il 2001 ed il 2008 su 7688 nascite sono state registrate 176 malattie congenite di diversa gravità (malformazioni, neoplasie, malattie respiratorie e allergiche). I neonati che presentavano malformazioni alla nascita sarebbero stati il 18% in più rispetto alla media europea, mentre quelli con malformazioni cardiovascolari avrebbero superato addirittura la soglia record del 68%. Dati, tuttavia, parziali, che non includevano, ad esempio, quelle gravidanze interrotte proprio a causa delle anomalie cardiache complesse che colpiscono i feti prima della nascita e che – secondo il dirigente di neonatologia Enrico Rosati – potrebbero aggirarsi intorno al 50%. Tra la popolazione adulta, invece, i più colpiti risulterebbero essere i lavoratori del Petrolchimico di Brindisi. Nel 2011 alcuni ricercatori hanno pubblicato dati relativi al periodo 1999-2001 che mostrerebbero chiaramente come nel primo chilometro di distanza dall’area industriale si sia verificato un rischio doppio di tumori al polmone ed alla vescica con un rischio di linfomi non Hodgkin e Leucemie superiore al decrescere della distanza. (Spatial analysis of the risk of multiple cancers in relation to a petrochemical). Nel gennaio del 2013 un altro lavoro scientifico dal titolo “Acute effects of urban and industrial pollution in a government-designated “Environmental risk area”: the case of Brindisi, Italy” ha evidenziato un aumento di ricoveri ospedalieri, dal 2001 al 2007, per malattie cardiache e respiratorie all’aumentare, anche nei limiti di legge, delle concentrazioni di SO2 e NO2 misurate in aria dalle centraline. Il rischio di ricovero aumenterebbe, inoltre, quando i venti soffiano dal porto e dall’area industriale verso la città. Segno che non sarebbe soltanto degli inquinanti ad essere nociva ma anche la loro qualità [Clicca qui per approfondire]. Dati che fanno rabbrividire, ma che restano tuttavia parziali in mancanza dell’istituzione di un registro tumori, come chiesto da un numero sempre maggiore di cittadini comprensibilmente preoccupati. Il dottor Emilio Gianicolo ha lanciato da tempo un allarme che ancora non sembra essere stato tenuto nella giusta considerazione dalle istituzioni preposte:  Le conoscenze attualmente disponibili – scrive – sono tali per cui si possono prendere adesso misure precauzionali e di prevenzione. Non possiamo e non dobbiamo aspettare che si abbia la certezza scientifica per non correre il rischio che si perpetui l’antica e continua ingiustizia che qualcuno si debba ammalare e morire prima che il pericolo sia riconosciuto ufficialmente.

Le reazioni. Proprio in questi giorni, il sindaco di Brindisi Mimmo Consales ha sollecitato nuovamente la Regione Puglia, l’Arpa e la Asl di Brindisi affinché si dia attuazione alle norme approvate in materia di valutazione del danno sanitario per consentire all’ amministrazione comunale di procedere alla determinazione di pareri o provvedimenti autorizzativi di natura ambientale agli stabilimenti industriali che sono soggetti ad Aia.

Da liberainformazione.org

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