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Luciano Bruno: “Scene di nostra vita” (I Siciliani)

Lo spettacolo è stato costruito a poco a poco insieme al regista Orazio Condorel­li, ed è venuto fuori dai miei ricordi sull’infanzia, su un mondo che oggi non esiste più: l’unità familiare, i pranzi della domenica, l’esistenza di una famiglia pa­triarcale nel quartiere di Santa Maria Go­retti, con i suoi valori, quelli di una vol­ta… Tutto questo prende forma nella fi­gura di mio nonno, e nello spettacolo parlo del mio rapporto con lui, e nel rac­contarlo, nel rievocare quelle atmosfere, quella gioia, il giorno del mio sesto com­pleanno, quella tenerezza che il nonno ha avuto nei miei confronti e che non posso dimenticare, ma soprattutto nel racconta­re il dolore del distacco, è come se scavassi nella mia anima andan­do alla ricerca dei valori che sono rimasti dentro di me attraverso lui.

La mia esperienza di attore, che in Li­brino è stata la mia voglia di raccontare i miei spazi e il mio mondo, di gridare, ur­lare, denunciare, questa volta, in Heppy­breddei, si trasforma nella ricerca di me stesso e così vado ancora più in­dietro, al di là di tutte le contraddizioni che ho at­traversato, per ricordare, e ricor­dando andare alla ricerca di qualcosa che forse per qualche tempo ho perduto.

Ho sentito il calore di quei ragazzi, an­che loro forse hanno tanto bisogno di es­sere ascoltati, come me, di recuperare qualcosa dai ricordi, come me, di supe­rare le loro contraddizioni, come me, di dare voce ai loro spazi, al loro mondo, quasi sempre ignorato, proprio come me. Li ho spontaneamente invitati a fare tea­tro con me se ne avessero voglia.

L’esperienza nelle sedi carcerarie in questo senso è stata più forte (anche il 4 luglio ho recitato all’Istituto penitenziario di Acireale), rispetto a tutte le altre realtà in cui mi sono trovato a “recitare”. Infat­ti, il mio non è un “recitare” nel senso di prendere le vesti di altri personaggi, ma di portare me stesso con tutte le mie pas­sioni sul palco, la mia è un’autobiografia raccontata. E sento, davvero sento, se chi mi ascolta mi comprende veramente op­pure no, anche perchè non è per nulla fa­cile farsi ascoltare dagli “indifferenti”. Quei ragazzi mi hanno davvero ascoltato e questo per me è stato davvero gratifi­cante.

Ringrazio tutti, soprattutto Orazio Condorelli e l’Educatrice Silvana Leon­forte, per essersi adoperati nell’organiz­zazione dello spettacolo e per aver scommesso anche loro su di me, sulla va­lenza della mia esperienza di vita, sulla mia voglia di riscatto, non solo per me ma anche per tutti quelli come me.

Spero di continuare lungo questo per­corso, di non stancarmi mai di racconta­re, e, soprattutto, di continuare a trovare qualcuno che non si stanchi di ascoltar­mi.

Luciano Bruno

http://www.isiciliani.it/scene-di-nostra-vita/#.UtKenPTuKnY

12 gennaio 2014