I cappellini rossi sono passati di moda anche in Italia. Non fa più “trend” mostrarli e indossarli. Il leader è caduto rovinosamente nelle Midterm e chi si era schierato al suo fianco anche qui, scende dal carro. Trump è stato velocemente rinnegato, anche prima che il gallo cantasse tre volte. Il Ministro degli esteri Tajani è stato lapidario: “mai stato trumpiano. Sono berlusconiano.” E per togliere la Primo Ministro dagli impacci, parla anche per lei: “Meloni non è mai stata trumpiana”.
Ci stropicciamo gli occhi: siamo stati tutti vittime di un’allucinazione collettiva.
Eppure, il ricordo è nitido: il 18 febbraio del 2026 Tajani era a Washington, in rappresentanza dell’Italia in qualità di paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace, delegato proprio dalla Presidente del Consiglio. E aveva tra le mani il famigerato cappellino rosso.
Appena un mese prima Giorgia Meloni si era fatta portatrice di un’istanza: “spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump e confido che possa fare la differenza anche per la pace giusta e duratura per l’Ucraina.” Non vorrei che qualcuno volesse farci dimenticare che la Premier italiana è stata l’unica leader europea presente al giuramento di Trump neoeletto presidente.
A giugno Meloni afferma: “Io penso che Trump sia coraggioso, schietto, determinato, che difende i suoi interessi nazionali.” Un modello. Peccato che poi Trump, come ci raccontò il compianto collega Daniele Compatangelo, sparò a zero sulla Presidente del consiglio italiana raccontando come avesse pietito una fotografia con lui. Circostanza, peraltro, negata da Meloni.
Insomma, diciamola bene: L’Italia è apparsa sempre subalterna nella diplomazia con gli Usa, e FdI ha un’idea sovranista davvero molto simile a quella del Presidente degli Stati Uniti.
Appare, sinceramente, un po’ azzardato il tentativo di dissociarsi ora, dopo la risposta degli americani alla politica discriminatoria e razzista sul piano interno, e suprematista e guerrafondaia sul piano internazionale di Trump. Gli elettori statunitensi hanno espresso un chiaro “no” anche alla guerra infinita ribadendo che gli Stati Uniti sono un paese in cui tutti hanno diritti, qualunque sia la loro etnia, religione o convinzione politica.
Questo è davvero l’unico modo di costruire davvero un grande paese: unire, non dividere.
