Il Comitato Etico della Rai viene fatto intervenire nei confronti di Sigfrido Ranucci come una clava nonostante la sua storia professionale, ma su chi usa, all’interno dell’azienda, il servizio pubblico per creare consenso ai fini politici viene ignorato, impendendo così di salvaguardare l’autonomia editoriale.
Il ruolo del Comitato Etico è quello di preservare correttezza, imparzialità, trasparenza, rispetto della persona e responsabilità professionale.
Domandiamoci se tutto ciò è stato rispettato nel caso Report e nei confronti di Ranucci.
Il Comitato non può intervenire autonomamente ma solo se convocato dall’amministratore delegato, non ha la possibilità di intromettersi sulla perdita degli ascolti, ma sul danno all’immagine e conseguente danno economico intervenire è un dovere. Dovrebbero essere i sindacati, in primo luogo quello dei dirigenti, a chiedere la convocazione del Comitato Etico attraverso un’assemblea straordinaria, invece tutto tace.
Questo silenzio consente a TeleMeloni di diventare sempre più filogovernativa, grazie all’uso che molti programmi fanno della cronaca per oscurare i veri problemi: sanità, lavoro, uno stato sociale sempre più in crisi. Un esempio è Garlasco che ha invaso vergognosamente tutti i palinsesti. Non mi risulta che il divieto aziendale di fare i processi in tv sia stato cancellato, il provvedimento che dovrebbe essere applicato a tutti coloro soggetti ad un’azione giudiziaria non potrebbero apparire in video , esiste da sempre, con la differenza che una volta veniva seriamente applicato, impedì a Biagi di mettere in onda la più importante intervista a Pasolini , registrata nel 1971, perché inquisito per essere stato uno dei tanti direttori di Lotta continua, fu trasmessa solo dopo l’omicidio avvenuto nella notte tra il’1 e il 2 novembre 1975. Oggi, invece, sospettati di reato, i loro avvocati sono sempre più presenti. Altro esempio: i fatti di guerriglia urbana accaduti in questi giorni, hanno permesso ai Tg di oscurare l’imponente manifestazione di Roma organizzata dalla CGIL e da oltre cento associazioni contro il Governo. La tecnica è stata quella di inserire “La via maestra” con un breve spazio alla battuta del segretario Landini che ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre, all’interno di un pastone con i fatti di violenza avvenuti nelle varie piazze, senza dare spazio adeguato al corteo della CGIL e ai tanti cortei pacifici degli studenti che nulla hanno avuto da spartire con gli incappucciati che hanno spaccato vetrine, rubato nei negozi di moda, convocati attraverso i social.
La campagna elettorale non ufficiale è iniziata nel giugno scorso quando l’ad della Rai Giampaolo Rossi, alla festa del Foglio, ha dichiarato che “Rai3, negli ultimi quindici anni è stata un’anomalia ideologica”, rivendicando come un successo personale il suo smantellamento con la conseguente migrazione verso La7 non solo dei conduttori di punta ma anche di quel pubblico che aveva fatto diventare negli ascolti Rai3 la terza rete dopo Rai1 e Canale5.
Hanno protestato all’interno della Rai i consiglieri del cda che rappresentano in centro-sinistra, in particolare Roberto Natale, il comitato di redazione del Tg3, il sindacato dei giornalisti che ha anche denunciato che i Tg sono usati dall’azienda per la lettura delle loro veline, mentre il sindacato dei dirigenti è rimasto ancora una volta in silenzio.
A questo punto, in assenza della Commissione parlamentare di vigilanza, dovrebbe essere l’AGCOM, l’Autorità delle Comunicazioni, ad intervenire. Farlo come al solito dopo che i buoi sono scappati non serve a nulla.
