“La pena di morte è inammissibile ed è contro la dignità umana. Esistono soluzioni alternative, che proteggono i cittadini, ma non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi”. Il Papa ha risposto indirettamente al tetro ministro della guerra Hegseth,quello tutto tatuaggi e testosterone, che vuole la diretta streaming per la prossima esecuzione per fucilazione del condannato Nidal Hassan, un soldato responsabile dell’uccisione di 13 suoi commilitoni e del ferimento di altri 32 a Fort Hood nel 2009. L’esibizione del patibolo ci porta a tempi lontani quando ancora non era stata fatta un’elaborazione su che cosa debba essere per uno Stato democratico la giusta punizione per chi ha commesso un reato grave, con l’obiettivo di recuperare e rieducare la persona per reinserirla nella società. La cosiddetta seconda chance.
La pena di morte ancora applicata dagli Usa, è stata abolita completamente in 114 stati ed è sospesa in 145, è un modo barbaro per uno Stato di imporre la giustizia, trasmettere l’esecuzione è orrore allo stato puro. Del resto l’orrore non ha mai fine con le notizie che arrivano dagli Usa, dove ogni scelta dell’amministrazione Trump viene fatta strumentalizzando il nome di Dio. Sempre Hegseth, quello che si ispira a Pulp Fiction ma crede di citare la Bibbia, ha istituito un ufficio per gli affari religiosi al Pentagono che farà capo direttamente a lui. “Il nostro dipartimento sta indossando l’intera armatura di Dio, ha vaneggiato. Mentre conduciamo una guerra fisica, sappiamo tutti che la vera battaglia è spirituale”.
Non so cosa voglia dire tecnicamente, ma non suona bene questo insistere su Dio da parte del rappresentante di un governo laico. Pone inquietanti interrogativi su che cosa sia diventata l’America di #Trump, un presidente che non si fa scrupoli a sbeffeggiare i suoi alleati, che mette in dubbio la correttezza del sistema elettorale se non vince lui, che si arricchisce mentre governa, che predica i fatti alternativi, cioè le sue verità. E lo fa in nome di Dio
