La globalizzazione, almeno per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi tre decenni, va corretta, avendo palesato alcuni difetti costitutivi. Quel trionfo mercatista, privo di regole e la cui bibbia laica era rappresentata dal saggio di Francis Fukuyama “La fine della storia e l’ultimo uomo”, non esiste più; o, per meglio dire, non ha più consenso in tutto l’Occidente. Cosa è rimasto, dunque? Senz’altro, abbiamo a che fare con le sue conseguenze per reazione: i sovranismi e gli etno-nazionalismi che proliferano ovunque, a cominciare dalla Germania, un tempo simbolo di stabilità e buon governo.
Innocenzo Cipolletta, economista e manager, già direttore del Centro studi di Confindustria e direttore generale della stessa Confindustria, oggi presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), non si limita a compiere un’analisi ma lancia una sfida. “Dopo Trump. Il futuro della globalizzazione” (Editori Laterza) è, infatti, un saggio agile ma ricco di spunti di riflessione, in cui l’Occidente viene messo sul banco degli imputati, il trumpismo viene scarnificato in ogni singolo aspetto ma non ci si rassegna al declino. Al contrario, Cipolletta rilancia, partendo proprio dall’Unione Europea, ritenuta da molti osservatori un’entità astratta, una sorta di “espressione geografica”, per citare Metternich, e un organismo declinante ma oggi, in realtà, ancora più indispensabile, in un mondo in cui sembrano essere saltati tutti i paletti morali e sono sotto attacco tutti gli organismi di controllo, a cominciare dalla Corte Penale Internazionale, presa di mira dallo stesso Trump nel suo discorso all’Assemblea generale dell’ONU (e non era certo la prima volta).
Un’opera indispensabile, insomma, per ricordarci, come diceva Roosevelt, che “l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa”.
