In occasione del 46° anniversario il presidente della Repubblica aveva auspicato la collaborazione tra le istituzioni: “Ricomporre quanto avvenne sul mar Tirreno in quel tragico 27 giugno 1980 rimane un dovere irrinunciabile”.
All’ultima udienza, davanti al Gip, il capo della Procura di Roma Francesco Lo Voi ha depositato il ritiro della richiesta di archiviazione dopo che la Francia ha deciso di collaborare, rendendosi disponibile a rispondere alle rogatorie italiane.
Si aprono, così, nuove prospettive con la consegna da parte dei francesi di atti sulla strage di Ustica che vanno dal 1981 al 1994, 9 file informatici e 2 documenti del ministero della Difesa francese.
Sempre nell’udienza del 30 settembre è intervenuta l’Avvocatura dello Stato che per volontà del Governo e facendo riferimento alle parole del Capo dello Stato, ha confermato l’opposizione all’archiviazione, allineandosi alla richiesta di verità dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica.
Il Gip risponderà al più presto, il tempo di scrivere alla Procura il respingimento della richiesta di archiviazione, chiedendo, presumibilmente, di proseguire le indagini iniziate nel 2008 dopo le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, la responsabilità dell’abbattimento del DC-9 Itavia partito da Bologna il 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo a causa, probabilmente, di un missile francese.
Dopo un primo momento di euforia, quando dalla Farnesina è uscita la notizia della collaborazione francese a seguito dell’incontro con Macron voluto dalla Meloni su richiesta della presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime Daria Bonfetti, ora, nell’attesa di conoscere il contenuto degli atti regna la cautela a causa dei possibili omissis. Credo, invece, che bisogna essere fiduciosi. Se l’idea della Francia è quella di mentire come ha fatto nel passato, perché il presidente Macron, in prima persona, di fronte alla presidente del Governo italiano avrebbe deciso di collaborare?
Già nel passato altri due presidenti del Consiglio, D’Alema e Amato, chiesero ma non ottennero risposta. Nel passato le risposte date alla magistratura italiana sono state smentite, come dimostrano le 450 pagine delle indagini bis della Procura romana, la stessa che oggi di fronte al Gip ha chiesto di continuare le indagini, le carte che arriveranno dalla Francia potrebbero contenere: tracciati radar, registri di volo, attività della base di Solenzara in Corsica, che i francesi avevano dichiarato essere cessate alle ore 17 del giorno dell’abbattimento del DC-9 mentre testimonianze di militari descrivono un’altra realtà; la posizione della portaerei Foch che il 26 giugno 1980, secondo le autorità francesi, era ancorata nel porto di Tolosa, è stata smentita dal militare Sebastiano Caucci che ha raccontato che la nave era presente nel mar Tirreno e di essere salito a bordo il 26 per discutere di una esercitazione militare prevista per il giorno dopo, poi annullata la mattina del 27, quindi la Foch non poteva trovarsi nel porto di Tolosa.
Atteniamoci ai fatti. In questi giorni il Paese, intero, ha dimostrato di essere dalla parte della verità
