I soliti ignoti. Con la solita vernice, il solito odio e la solita codardia. Stavolta, però, il bersaglio non è una sede di partito o una piazza della politica. Stavolta il veleno nazi-fascista è stato versato esattamente lì dove si costruisce il futuro: davanti al cancello di una scuola elementare. Accade a Mestre, all’Istituto Comprensivo “Giulio Cesare”. Uno striscione bianco srotolato nella notte, tracciato con la bomboletta spray e firmato con quella sigla che il Triveneto conosce purtroppo fin troppo bene: VFS, ovvero Veneto Fronte Skinheads. Il messaggio è un concentrato di xenofobia pura: “La vostro integrazione la nostra emarginazione”. Nessun dubbio sul messaggio, men che meno sul committente. Parliamo di una delle organizzazioni storiche dell’estrema destra neo-nazista e bonehead italiana, fondata a Verona nel 1986 da Piero Puschiavo. Un gruppo cresciuto tra raduni e musica RAC (Rock Against Communism), da sempre intriso di suprematismo bianco, antisemitismo e nostalgia hitleriana, con una lunga scia di inchieste giudiarie per aggressioni, violenze e incitamento all’odio razzista.
Un curriculum nero che oggi torna ad alzare la testa puntando l’indice contro chi non ha strumenti per difendersi: bambine, bambini e famiglie. Scegliere la “Giulio Cesare” non è un caso. È una scuola nota per l’alto numero di alunni di origine straniera, un luogo dove l’integrazione non è uno slogan da comizio, ma la vita quotidiana di una comunità. Un laboratorio dove bambini con storie diverse siedono allo stesso banco e traducono nei fatti l’articolo 3 della Carta Costituzionale. Ed è esattamente questo che fa paura alla galassia della destra: la normalità di una società multietnica che funziona. Dura e immediata la reazione della consigliera regionale del PD Monica Sambo, che ha parlato senza mezzi termini di “autentica violenza cieca, attuata al preciso scopo di colpire un luogo di crescita, inclusione e rispetto”. “Prendersela con bambine e bambini è un gesto vile e codardo”, ha incalzato la consigliera, ricordando come la scuola non debba diventare il bersaglio di campagne fondate sulla paura. Non chiamatela goliardata. Non parlate di “ragazzata”. Quello messo in atto a Mestre è un vero e proprio atto di squadrismo, un’azione d’intimidazione diretta a inoculare la tossina della paura dentro un presidio fondamentale di convivenza civile.
Le scuole non si toccano.
I bambini non si toccano.
L’odio razzista non può e non deve trovare agibilità politica in questo Paese. È tempo che le organizzazioni che si richiamano al fascismo e al nazismo vengano finalmente trattate per ciò che sono e per ciò che la Costituzione prevede: sciolte. Prima che la vernice della notte si trasformi in qualcosa di ancora più pericoloso.
