Emfa, la grande incompiuta

La calata vannacciana ad Orvieto

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“C’è un filo invisibile ma tenacissimo che lega le arditezze dell’architettura gotica del Duomo di Orvieto e delle sue ripide rupi di tufo a quella del paradosso politico.

Sì, perché è proprio nella nostra Città che si terranno, quasi contemporaneamente due eventi che, con una buona dose di sprezzo del pericolo concettuale, stridono e confliggono per i loro contenuti.

Così ci accadrà di vedere Orvieto, definita la Città dell’inclusione e dell’accoglienza, accogliere sì il Disability Pride ancora una volta accogliendo cortei, dibattiti e rivendicazioni per l’abbattimento di ogni barriera, sia essa architettonica o culturale, e promuovendo l’integrazione piena e paritaria di ogni diversità, dando anche stavolta tanto lezione di civiltà ed umanità.

Ma praticamente nelle stesse ore nella nostra Città si terrà la convention del Forum dell’Indipendenza Italiana, in cui farà gli onori di casa Gianni Alemanno, ex-ministro e già sindaco della Capitale. Per lui si tratta dell’ennesimo tentativo di “ripartenza” politica dal Forum della destra sociale. Certamente la compagnia si preannuncia singolare: l’ex primo cittadino romano “persona detenuta” (sua la definizione) porta in dote al dibattito un bagaglio d’esperienza condito da vicende giudiziarie tutt’altro che irrilevanti, tra cui la condanna definitiva per finanziamento illecito e traffico d’influenze al termine delle complesse ramificazioni dell’inchiesta Mondo di Mezzo.

Non basta: ospite d’onore (onore, che brutta parola se pensiamo a quanti misfatti sono stati commessi in suo nome!) sarà Roberto Vannacci, l’ex-generale che ha fatto discutere l’intera nazione vagheggiando, tra le righe delle sue dissertazioni, l’opportunità di rispolverare percorsi e “classi speciali” differenziate per gli alunni con disabilità grave, ghettizzandoli in nome di un’efficienza didattica e di una selettività che non ammettono rallentamenti.

Chissà se tra una pausa caffè e l’altra al Palazzo del Capitano del Popolo, il Generale troverà il tempo di affacciarsi su Corso Cavour per chiedere ai passanti locali cosa ne pensino dell’inclusione, degli omosessuali, della cancellazione di diritti come l’aborto, il divorzio o sulla esistenza del reato di femminicidio?

Viene da chiedersi con quale spirito la cittadinanza orvietana si prepari ad assistere a questa tre giorni di sovranismo d’alta quota. Vedere sul medesimo palco chi teorizza la separazione dei ragazzi con disabilità e chi ha collezionato guai giudiziari definitive pretendendo di discutere di “futuro morale della Nazione” suona come un cortocircuito comico, prima ancora che politico.

Orvieto, infatti, non è una piazza qualsiasi. È la città dei Sette Martiri di Camorena, i giovani partigiani e contadini che nel marzo del 1944 vennero fucilati dai nazi-fascisti per aver rifiutato di piegarsi alla dittatura. È una terra la cui identità affonda le radici nella memoria della Resistenza e dell’antifascismo.

Mentre gli organizzatori rifiniscono gli ultimi dettagli del programma, Orvieto osserva sorniona dalla sua rupe millenaria. I Sette Martiri di Camorena continuano a riposare nel Pantheon della memoria cittadina, il Disability Pride continua a tracciare la strada dell’integrazione, e la politica delle provocazioni si appresta a passare per la Rupe.

Resta solo da capire se la Città risponderà con un’alzata di spalle o con la consueta, elegantissima ironia di chi sa bene da quale parte della storia stare.

Noi Faremo sentire insieme a tanti altri la nostra voce di opposizione a questa deriva Morale e Politica”

Articolo 21 Orvieto


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