Emfa, la grande incompiuta

Ma quale record? Un record per nascondere i fallimenti 

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“Sotto il vestito niente”: così Carlo Vanzina titolava un suo film 40 anni fa. “Sotto il record niente” andrebbe ribattuto alla Meloni e ai suoi corifei che esaltano il primato di governo più longevo nella storia della Repubblica Italiana. Niente di positivo, andrebbe precisato, contrapposto ad un elenco infinito di danni agli italiani: dal crescente numero – si parla di sei milioni – di cittadini sulla soglia di povertà, alle altre centinaia di migliaia che non si curano più perché non  sono in grado di affrontare le spese relative, alle limitazioni insopportabili imposte ai diritti civili, di cronaca, di dissenso, al rifiuto di riconoscersi nell’antifascismo, fino alla tutela con centinaia di poliziotti mandati a tutelare i naziskin riuniti in un teatro, al trionfo del precariato nel mondo del lavoro, ai lager contro gli immigrati, alla remigrazione, all’esplosione delle querele bavaglio, al guinzaglio stretto intorno al collo della Rai e delle voci di approfondimento, a qualunque tipo di espressione del pensiero critico, al tradimento della storica collocazione indipendente dell’Italia negli scacchieri diplomatici internazionali, alla montagna di denaro destinato agli armamenti, contro nemici inesistenti creati nella mente contorta di veri guerrafondai, denaro sottratto al welfare, alla sanità, ai bisogni veri degli italiani, mentre non si dovranno toccare quanti si sono arricchiti grazie alla crisi interna e internazionale.

Un vero record, da gloriarsene e su cui puntare a vincere le prossime elezioni politiche dopo aver varato la nuova legge elettorale e quella sulla Rai per avere la certezza della perpetuazione del proprio potere grazie a una truffa istituzionale e alla più potente arma di propaganda e di distrazione di massa.

Come opporsi a questo rischio palese? Discettando ancora su primarie sì, primarie no o elaborando un programma unitario che restituisca agli italiani innanzi tutto la piena tutela dei diritti, come garantiti dalla Costituzione e la capacità di attuare il programma costruito su pace, solidarietà, umanità, difesa del lavoro vero.

La medaglietta del record di longevità verrà utilizzata nella fascia alta della propaganda. Basterebbe ribattere che mentre questa cosiddetta stabilità ha prodotto solo danni, in altri tempi, quando sembrava che non si riuscisse ad uscire fuori dall’instabilità istituzionale, furono varati provvedimenti storici: dal diritto allo studio, alla sanità gratuita garantita a tutti i cittadini, dallo statuto dei lavoratori, alle pensioni adeguate, al divorzio, al diritto all’aborto, alla tutela dei salari e delle retribuzioni, alla libertà di scioperare e manifestare, alla formidabile capacità messa in campo di combattere il terrorismo senza ridurre le garanzie costituzionali di democrazia e libertà.

Certo, allora c’erano i De Gasperi, i Togliatti, i Nenni, i Pertini, i Moro, i Berlinguer i cui formidabili impegni riguardavano solo ed esclusivamente l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli italiani, non di restare incollati alle poltrone. Ascoltiamo bene la propaganda di questa destra e ci accorgeremo inequivocabilmente che il loro obiettivo  è solo uno: restare al potere. Forse il modello ambizioso al quale si ispira Giorgia Meloni è il suo bisnonno putativo che per vent’anni riuscì a costruirsi la sua intoccabile stabilità con il gtremedo risultatodi portare l’Italai in guerra accanto ad Hitler. A Giorgia piace tanto Trump che ambisce a mettere le mani su mezzo mondo, usando periodicamente minacce terribili. Un parallelo, forse. Quel che è certo è che i democratici, quelli che si riconoscono nella Carta Costituzionale non possono consentire che in qualche modo si ripeta la legislatura che andrà a chiudersi l’anno prossimo. Avendo presente che sulla scena politica ha fatto la sua comarsa un ex generale di sultura e modi fascisti contro il quale, qualche giorno fa si è schierato nettamente anche un uomo che ertamente non si ouò definire di sinistra: il senatore a vita Mario Monti. Ma le parole non bastano più. Occorre un’iniziativa politica forte, coinvolgente che riesca a motivare di nuovo i tanti cittadini delusi che da anni disertano le urne.


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