Emfa, la grande incompiuta

Verità per Daniele Compatangelo

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C’è una madre che per oltre un mese ha atteso di sapere come è morto suo figlio, nell’angoscia di poterlo riabbracciare per l’ultima volta. Si chiama Renata Freccero, mamma di Daniele Compatangelo, giornalista e corrispondente da Washington per La7. Sulle pagine de Il Secolo XIX e sui social ha messo in fila i fatti, uno dopo l’altro, con la dignità e la forza di chi pretende di conoscere la verità.
Compatangelo non era un cronista qualunque. Presidente della White House Foreign Correspondents Association, era un giornalista rigoroso che lavorava in uno dei contesti politici e mediatici più complessi del mondo. Aveva firmato scoop di primo piano — come l’intervista telefonica in cui Donald Trump criticava la premier Giorgia Meloni — muovendosi a stretto contatto con l’entourage politico americano.
Poi, il 20 luglio 2026, l’improvviso e drammatico epilogo. Venerdì le ultime ore ordinarie, una telefonata alla madre prima del programma In Onda e un messaggio arrivato alle 19:59: «Non vado in onda, hanno cambiato programma. Baci», accompagnato dall’icona di un cuore. Sarà l’ultimo contatto. Da quel momento è calato il silenzio, interrotto solo il lunedì successivo da un messaggio WhatsApp inviato da un numero sconosciuto, dall’allarme dei colleghi e infine dalla conferma ufficiale che il reporter cinquantenne era stato trovato privo di vita nel suo appartamento.

A sollevare i maggiori interrogativi sono state fin da subito le condizioni della stanza da letto: la struttura del letto spezzata, il materasso staccato dal telaio e appoggiato in verticale contro la parete. Una scena che evoca una violenza o un evento concitato che mal si concilia con la spiegazione iniziale di un semplice malore imprecisato.
Oggi è arrivata la prima svolta con l’annuncio del rientro in Italia, previsto per il 2 settembre a Fiumicino, a cui seguiranno i funerali il 3 settembre a Roma e la sepoltura il 5 a Sauze di Cesana. «In questi giorni ho trovato in un cassetto due suoi disegni del 1982. Mi sono sembrati la sua adesione a farlo riposare fra le sue montagne», ha scritto la madre condividendo gli schizzi di Daniele bambino.
Il ritorno in Italia, tuttavia, non spegne gli interrogativi. I lunghi tempi di attesa oltreoceano e lo stato di devastazione della camera da letto restano ancora senza spiegazione. Occorre capire quali esiti abbiano prodotto gli accertamenti autoptici e tossicologici condotti dagli investigatori statunitensi prima di concedere il nulla osta, e soprattutto quali azioni stia intraprendendo la diplomazia italiana per evitare che l’inchiesta venga archiviata a monte.
Renata Freccero riavrà suo figlio per farlo riposare tra le sue montagne. Ma è soltanto la prima tappa: la ricostruzione di come e perché Daniele Compatangelo sia morto resta un debito che le istituzioni e la stampa hanno il dovere di saldare.


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