Da giorni il dibattito sulla politica estera italiana è impantanato sulla questione ucraina. Che fare? Continuare ad armare Kiev? Uno scoglio difficile da eludere lungo la rotta di una coalizione politica che ambisce a guidare l’Italia ma anche un tema che sta mettendo a rischio la stessa esistenza elettorale della compagine progressista. I mal di pancia si fanno sentire, in tanti si chiedono se ci siano le condizioni minime per un cammino unitario e soprattutto, in caso di vittoria, molti arrivano a mettere in dubbio la capacità di governo del nuovo esecutivo. Insomma di fronte al possibile schianto della destra autoritaria, inaffidabile e pasticciona, la sinistra si fa trovare impreparata e litigiosa. Insomma “Dio è morto, Marx pure ed anche io non mi sento tanto bene”, come sintetizza la battuta nichilista contesa da Eugene Ionesco e Woody Allen.
Ma la politica estera italiana richiederebbe maggiore attenzione da parte di tutti. A fronte di queste profonde divergenze tra i progressisti poco si ragiona sulle politiche filo putiniane della Lega di Salvini (che fa parte di un esecutivo schierato con l’Ucraina) e della nouvelle vague vannacciana. Contraddizioni ben pagate evidentemente ma che certo mettono in difficoltà Giorgia Meloni. Balbettii imbarazzati sulla Palestina dove le urla degli abitanti di Gaza non riescono a squarciare il silenzio internazionale in cui si sta consumando il genocidio di un popolo e il fallimento delle promesse trumpiane che stanno lasciando campo libero alle stragi dell’Idf. Non si ha il coraggio di ammettere che la strategia statunitense è miseramente naufragata in Iran, paese dimostratosi più resiliente del previsto e che, come contraccolpo agli attacchi, reagisce uccidendo quotidianamente i dissidenti. L’arresto di Nicolàs Maduro, indicato come il male assoluto del Venezuela, ha cambiato le condizioni di vita del suo popolo? Il governo di transizione di Delcy Rodrìguez ha cambiato formalmente il volto al vecchio sistema ma mantiene al potere la stessa élite, dimostrando di aver appreso bene la lezione di gattopardesca memoria. E Cuba che muore ogni giorno di più? Escluso un intervento armato (almeno per ora dove non mancano le occasioni nel mondo) si è deciso di prenderla per inedia. Una morte lenta nel buio e nella mancanza di cibo, tra proteste e manifestazioni. Mancano posizioni chiare sull’atomizzazione delle Nazioni Unite, ridotte nel più fortunato dei casi a flebile quanto inascoltata voce di denuncia di cui sbarazzarsi velocemente. Quale ruolo per l’Unione Europea, sempre più divisa e ininfluente? Come rilanciarne il ruolo? Questi sono solo i temi più scottanti di una politica estera di cui vorremmo sentir discutere tutti gli schieramenti. Non dilunghiamoci a parlare di Africa (ah, sì scusate, dimenticavo c’è il Piano Mattei… che si starà rivoltando nella tomba) o della Cina che oggi è sempre più vicina.
Non è un confronto accademico tra noiosi e pedanti studiosi di geopolitica ma parliamo del futuro dell’Italia, del ruolo che la nostra nazione dovrà ricoprire nei processi di sviluppo. In fondo fino a non molti anni fa eravamo tra le prime sette potenze mondiali e qualche carta da giocare per ristabilire regole ed equilibri ancora (faticosamente) la teniamo tra le mani…..
