Ha dell’incredibile quello che sta accadendo a Viterbo, sulla facciata dello storico Liceo Classico della città. A svelare la vicenda è stata la testata online Tusciaweb, guidata dal direttore Carlo Galeotti, che per prima ha documentato i lavori in corso sull’edificio: il ripristino a lettere cubitali della dicitura fascista “Casa del Balilla”. Una scelta presentata dalle autorità locali come un semplice restauro conservativo, ma che nei fatti si trasforma in uno schiaffo alla memoria repubblicana.
Quel liceo è intitolato a Mariano Buratti, professore di filosofia che insegnava proprio in quelle aule. Buratti rifiutò di piegarsi al regime, divenne un comandante partigiano della Tuscia, fu arrestato, torturato nelle carceri di via Tasso e infine fucilato dai nazifascisti a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944. Dipingere i simboli della dittatura sulla scuola intitolata al martire che quel regime ha combattuto fino al sacrificio della vita significa calpestare la storia e la funzione pedagogica dell’istituto.
A rendere l’episodio ancora più grave è la totale mancanza di rigore storico. Come dimostrato dal lavoro d’inchiesta di Tusciaweb e dai riscontri dell’Istoreco di Viterbo, la scritta “Casa del Balilla” su quella facciata non è mai esistita. Le fotografie d’epoca dell’inaugurazione del 1937 mostrano diciture differenti, prima “Opera Balilla” e poi “Gioventù Italiana del Littorio”. Si tratta dunque di un vero e proprio falso storico, un’invenzione nostalgica spacciata per restauro e applicata senza alcuna verifica sui documenti d’archivio.
Mentre gli studenti, l’ANPI e i sindacati chiedono immediate spiegazioni, le istituzioni locali scaricano la responsabilità sulle prescrizioni della Soprintendenza. La memoria pubblica però non è un cavillo burocratico. Un’istituzione scolastica della Repubblica non può esibire uno slogan di regime mai esistito su quella parete. Quella scritta va cancellata subito, per rispetto verso la figura di Mariano Buratti e per la dignità della scuola pubblica.
