Il poliziotto che ha sparato a Rogoredo conosceva il pusher che ha colpito a morte. Un elemento che, insieme ad altri emersi nell’indagine della Procura di Milano, cambia completamente la narrazione offerta nelle prime ore seguite al delitto in quella che è considerata la più grande piazza di spaccio in Italia. E’ successo il 26 gennaio scorso, un mese fa. Nelle ore successive il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, che in teoria non ha alcuna competenza specifica nella ricostruzione dei fatti, ha messo in rete commenti da politico che oggi, alla luce delle dichiarazioni degli stessi indagati, appaiono inquinanti, inutili, violente e del tutto sopra le righe. Non è la prima volta che succede ma questa è una storia talmente brutta da farle apparire particolarmente gravi. “Sto col poliziotto senza se e senza ma”, disse il Ministro, sottolineando quanto fosse scandaloso che si procedeva per omicidio volontario nei confronti del poliziotto mentre nelle stesse ore non si stava facendo lo stesso, col medesimo capo di imputazione declinato a tentato omicidio, per i manifestanti di Torino che avevano picchiato un agente. Ora sappiamo che, a parte gli errori procedurali del ministro, le due vicende sono quanto di più distante potesse essere accostato. Il poliziotto che ha sparato a Milano si chiama Michele Cinturrino e potrebbe aver ucciso il pusher per vendetta. La pistola trovata accanto al corpo era finta e qualcuno pare l’abbia messa lì dopo lo sparo mortale. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ha già rilasciato dichiarazioni che danno conto della possibilità che quel delitto non c’entri con un’operazione anti spaccio e infatti ha detto: “Sono compiaciuto che la polizia di Stato sia in grado di fare chiarezza e di non fare sconti a nessuno”. Ecco, appunto.
Ma torniamo a quel 26 gennaio 2026: un poliziotto sta facendo un servizio anti spaccio nei pressi della stazione ferroviaria di Milano Rogoredo. Spara. Uccide un ragazzo di 28 anni che si chiamava Abderrahim Mansouri, definito da subito un pusher. La prima versione dei fatti è: ha puntato un’arma verso l’agente il quale, a sua volta, per difendersi ha sparato uccidendolo. Quando è stato colpito Abderrahim Mansouri era al telefono, l’ora del colpo è cristallizzata e i soccorsi sono stati chiamati 23 minuti dopo, un lasso di tempo nel quale un altro agente è andato in commissariato, ha preso una borsa ed è tornato. Forse in quella borsa c’era la pistola finta trovata accanto al corpo, che potrebbe essere stato addirittura spostato a faccia in su e non in giù come forse è caduto dopo il colpo. Dopo l’interrogatorio di tutta la squadra di poliziotti intervenuti sono emerse molte, troppe, incongruenze e l’ipotesi di dissapori e tensioni legate a presunte richieste di pizzo avanzate da Cinturrino a Mansouri. E’ questa una delle piste del pm Giovanni Tarzia che ha aperto il fascicolo per omicidio suscitando l’indignazione del ministro Salvini che in queste ore non ha ancora chiesto scusa per l’avventato e sgangherato intervento del 26 gennaio.
Carmelo Cinturrino, 43 anni e tanta esperienza, è un assistente capo della Polizia di Stato. La sua posizione nell’indagine si è aggravata dopo l’interrogatorio di altri quattro agenti, questi ultimi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. L’agente che era più vicino a Cinturrino (l’unico teste oculare dell’omicidio, fino a questo momento) si sarebbe recato al commissariato Mecenate, tornando al boschetto con una borsa. L’ipotesi è che quella replica di una pistola a salve sia stata messa successivamente sulla scena e che Mansouri non l’abbia mai impugnata, come aveva detto, invece, Cinturrino parlando di legittima difesa. Nelle indagini, tra l’altro, è stato appurato che Mansouri, poco prima di essere ucciso, era al telefono con un altro presunto pusher, che gli avrebbe detto “attento c’è la polizia scappa”.
Ma c’è anche dell’altro: secondo quanto riportato da Il Manifesto in una sentenza del 2022, assolutoria di un ragazzo dall’accusa di spaccio, si rimandavano gli atti alla Procura di Milano per verificare la posizione di Cinturrino, in quanto c’era la possibilità che il poliziotto avesse falsificato il verbale. Inoltre secondo nuovi elementi acquisiti sarebbe esistito un poliziotto che chiedeva il pizzo ai pusher per poter spacciare ed è una delle ipotesi che sarebbero al vaglio della Procura in queste ore.
