Invitata dalla Presidente Egle Di Pietro e dalle socie dell’Innerwheel Club Trento Castello Carf, Désirée Klain, giornalista e attivista, portavoce di Articolo21 Campania, è stata protagonista a Trento di un incontro intenso e partecipato dedicato alla violenza di genere, dal titolo “I Miserabili: lo sguardo su i carnefici”. All’iniziativa, molto partecipata, sono intervenuti, tra gli altri, l’assessora alle politiche sociali del Comune di Trento, Giulia Casonato, la componente della Commissione Pari Opportunità, Paola Paolazzi e il presidente del Rotary Club Trento, Maurizio Postal.
Il concept “I Miserabili” si distingue per il suo approccio innovativo e provocatorio alla sensibilizzazione contro la violenza di genere, portando per la prima volta l’attenzione non sulle vittime, ma sulla miseria umana dei carnefici. Questo cambio di prospettiva si rivela fondamentale, soprattutto alla luce dell’emergenza femminicidio. In un panorama dominato da immagini spesso dolorose di donne ferite e maltrattate, il formato ideato e diretto da Désirée Klain decide di concentrare la narrazione sulla desolazione e la sconfitta degli aggressori, rivelando una nuova dimensione del problema.
Durante la sua relazione la cronista ha spiegato che il progetto, prima mostra e poi campagna di sensibilizzazione contro il femminicidio, si è proposto di decostruire il mito romantico della violenza, utilizzando un linguaggio visivo diretto e privo di mitizzazione. Le immagini dei fotoreporter di cronaca nera, che ritraggono gli uomini al momento dell’arresto, diventano lo strumento principale per creare una forma di identificazione negativa. Il progetto offre uno “specchio deformante” in cui l’aggressore non vede più una figura di potere o di forza, ma la propria sconfitta, resa visibile e innegabile. Si tratta di un invito a riflettere sulla debolezza e sull’ignominia che si celano dietro gesti di violenza, una sorta di denuncia del potere illusorio che spesso accompagna tali atti.
“I Miserabili” fu prodotto dal prestigioso Museo Madre di Napoli e lì presentato, per la prima volta, il 29 marzo 2014, dove ha riscosso un grande successo. La mostra è stata successivamente riproposta al Museo PAN di Napoli nel 2015 e ha avuto un’importante evoluzione internazionale, con una tappa a Cuba, dove è stata accolta dalla figura di Mariela Castro Espín, attivista e figlia di Raúl Castro. Dal format è nata una campagna campagna di sensibilizzazione per la Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre 2014; ottenendo ampi consensi a livello internazionale, con recensioni entusiastiche su testate prestigiose come l’Huffington Post e il Wall Street Journal. Artribune ha definito “I Miserabili” la “miglior campagna contro il femminicidio” accanto a progetti iconici come “Fabbrica” di Oliviero Toscani. La copertura mediatica è stata vasta, con oltre 100 testate italiane e internazionali che ne hanno parlato, mentre l’ANSA l’ha inclusa tra le principali notizie del giorno.
Un elemento distintivo del progetto è il suo solido approccio scientifico e la ricerca approfondita che lo sostiene. Grazie alla collaborazione con psicologi, legali specializzati e giornalisti, il format ha ricevuto un contributo significativo da parte degli Ordini professionali, garantendo una base di conoscenza solida e una comprensione profonda delle dinamiche psicologiche e sociali alla base della violenza. Questo lavoro di ricerca è alla base del messaggio culturale che “I Miserabili” intende diffondere: un invito a riconsiderare i paradigmi educativi contemporanei e a riflettere su come una corretta educazione alla gestione della frustrazione e del rifiuto possa essere un reale strumento di prevenzione della violenza.
Al 21 dicembre 2025, il numero delle donne uccise in Italia sale a una stima di 86 casi. Donne morte per accoltellamento, per colpi di arma da fuoco. Altre cause del decesso sono soffocamento o strangolamento, percosse, colpi di forbici, di pietre, colpi d’ascia e di martello, caduta dalla finestra.
Questo bollettino di guerra ha un’origine precisa e desolante: la stragrande maggioranza di queste vite è stata spezzata non da un estraneo nell’ombra, ma dall’uomo che avevano accanto, il partner o l’ex. Non è il racconto di raptus imprevedibili, ma la cronaca di un potere maschile che, quando messo in discussione, si trasforma in violenza letale. L’assassino non è un mostro eccezionale, ma l’esecutore finale di una cultura del possesso che non tollera l’autonomia, la libertà, l’abbandono. Ogni donna uccisa è la vittima di un uomo che ha confuso l’amore con il controllo e ha considerato il “no” di lei come un’offesa intollerabile al proprio ego, da punire con la morte.
Ogni singola tragedia è un atto d’accusa verso un sistema che si dimostra cronicamente inadeguato. Le leggi, pur presenti, si infrangono contro denunce inascoltate, valutazioni del rischio superficiali e una macchina della giustizia che interviene spesso quando è ormai troppo tardi. La prevenzione, vera unica arma efficace che parte dall’educazione al rispetto nelle scuole, rimane una Cenerentola del dibattito pubblico, sacrificata sull’altare di una perenne logica emergenziale.
Il 2025 si chiude, quindi, ma con la fotografia di un fallimento collettivo. Il femminicidio non è un’emergenza di ordine pubblico, ma il sintomo più violento di una malattia sociale. E la domanda che resta sospesa, pesante come un macigno, è cosa debba ancora accadere perché si comprenda che questa non è una questione privata, ma la più politica delle battaglie. Una battaglia non più rimandabile, una questione di civiltà.
Intanto il Club Innerwheel Trento Castello Carf, continua la sua missione di solidarietà, con una serata di beneficenza, prevista il prossimo 28 gennaio, per sostenere il giovane Domenico, un tredicenne di Civezzano, la cui storia ha toccato il cuore dell’intera comunità.
L’evento, una cena che si terrà nelle prestigiose Cantine Ferrari, ha un obiettivo vitale: raccogliere i fondi necessari per contribuire all’acquisto di un furgone attrezzato, un mezzo indispensabile per Domenico, affetto da una grave malattia genetica, chiamata Rosa Uno. Fin dalla nascita, infatti, il ragazzo convive con una g malformazione della colonna vertebrale e una compromissione genetica che gli impongono enormi difficoltà motorie. La sua condizione gli impedisce di viaggiare seduto, rendendo i frequenti e necessari viaggi verso gli ospedali di Genova e Bologna, una sfida logistica quasi insormontabile.
Con la crescita di Domenico, la soluzione di farlo viaggiare adagiato sui sedili posteriori dell’auto di famiglia è diventata insostenibile e non più sicura. “I genitori, persone straordinarie per dignità e anche per coraggio, hanno trovato un concessionario a Cuneo in grado di produrre un furgone personalizzato, attrezzato con lettino e servizio igienico. Il mezzo però costa molto,” ha spiegato l’avvocata Egle di Pietro, presidente del Club Inner Wheel, sottolineando l’urgenza dell’iniziativa.
La famiglia ha già lottato con tutte le proprie forze. La mamma, Eleonora Castellano, ha scelto di rinunciare al lavoro per dedicarsi a tempo pieno al figlio e ha scritto due libri, “Un amore al di sopra della vita“, nel tentativo di raccogliere fondi.
L’appello non è rimasto inascoltato. La risposta della comunità all’iniziativa del Club Inner wheel è stata immediata e travolgente: la cena di beneficenza ha già riscosso un enorme successo, conquistando in breve tempo l’overbooking. A impreziosire ulteriormente la serata ci sarà anche la partecipazione straordinaria di alcuni giocatori dell’Aquila Basket Trento, pronti a dare il loro sostegno a questa importante causa. Un segnale potente che dimostra come, ancora una volta, Trento sappia unirsi per trasformare una difficoltà in una speranza concreta.
