A destra si continua a invocare il pregiudicato Berlusconi come ispiratore del referendum per la separazione delle carriere dei magistrati: non proprio il giusto viatico per dare all’iniziativa un’aura di maggiore legalità.
B. infatti ha sempre ritenuto un affronto il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, fino a considerare viziate da pregiudizio (comunista) le inchieste avviate a carico proprio o dei suoi sodali dalle cosiddette “toghe rosse”.
Così, la ricorrente dedica a B. non fa che consolidare l’idea che l’isolamento dei pubblici ministeri non sia altro che la sua vendetta postuma e, anzi, quella di gran parte della classe politica memore dell’onta di “Mani Pulite”.
Si potrebbe obiettare che l’eroe di quella stagione, Di Pietro, si sia schierato per il sì, ma la risposta è semplice: Di Pietro fu un instancabile pm, ma un politico fallimentare. E per giudicare gli effetti nefasti di questo referendum servono diottrie politiche per vedere lontano — qualità che non ha
