E’ difficile. Roma è immersa in un giorno terribile di pioggia e freddo quando inizia la conferenza nella sala stampa della Camera dei Deputati organizzata dal senatore Walter Verini con rappresentanti di tutta l’opposizione e Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica che è qui per lanciare un appello forte contro l’archiviazione dell’inchiesta sull’abbattimento del Dc9 avvenuto in tempo di pace ma, questo ora lo sappiamo con certezza, con modalità di guerra. L’indagine sulla quale la Procura “si è arresa” perché non riesce a trovare i responsabili fisici è partita 17 anni fa. “Noi credevamo e crediamo che sia l’ora che questa fase finisca e che si arrivi alle responsabilità penali. – dice Bonfietti a poche ore dalla possibile archiviazione (l’udienza davanti al gup che dovrà decidere è fissata per domani 26 novembre) – L’ex presidente della repubblica, Francesco Cossiga, già presidente del Consiglio all’epoca dei fatti – aveva detto che sapeva dall’ammiraglio Martini che l’aereo era stato abbattuto dai francesi e che il nostro generale Santovito telefonò la sera a Gheddafi. In quel momento i pm riapriranno l’inchiesta che ora si conclude per l’archiviazione. Una richiesta contenuta alla fine di 450 pagine nelle quali ci sono molti elementi nuovi e prove dell’abbattimento che nemmeno noi conoscevamo ma purtroppo nonostante le molte rogatorie i magistrati non sono riusciti ad avere risposte. E’ dunque questo il momento per farsi sentire, perché la politica e il Governo scendano in campo e chiedano ai Paesi amici, la Francia e gli Stati Uniti di rispondere. Il Dc9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, dopo 17 anni non si è riusciti ancora a sapere chi è stato ma quella notte molti più di quelli che si pensava, sapevano. Quella notte tutti sapevano tutto, purtroppo la magistratura dichiara che non riesce a individuare gli autori materiali dell’abbattimento di un areo civile in tempo di pace perché alle rogatorie non è stata data risposta esaustiva. Nessuno ha avuto voglia di raccontare l’azione criminosa che quella notte si stava preparando. Ci sono elementi che dimostrano coinvolgimento di Paesi amici. Noi parenti delle vittime siamo dispiaciuti ma allora la forza maggiore di intervento deve essere data dalla politica, ammesso che mercoledì venga accettata l’archiviazione la politica sarà responsabile ancora una volta”. Al tavolo dei relatori, con Daria Bonfietti e Walter Verini, siedono parlamentari di tutto lo schieramento di opposizione. Andrea De Maria del Pd sottolinea come “noi rappresentanti istituzionali abbiano il dovere morale verso vittime e familiari per fare giustizia ma abbiamo, altresì, la responsabilità verso il Paese, sarebbe importante che l’inchiesta penale proseguisse e spero che il gip non archivi. Lo dico nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura”. Per Marco Pellegrini (5 Stelle) “la politica deve affiancare la magistratura per arrivare ai colpevoli di quell’abbattimento, chiediamo ulteriori azioni da parte del Governo in carica”. “Per me è un diritto-dovere essere qui oggi e il diritto alla verità su Ustica non riguarda solo le famiglie delle vittime ma tutti noi. – ha affermato Marco Lombardo di Azione – Sulla strage di Ustica come su quella di Bologna l’onere probatorio non può ricadere solo sui familiari delle vittime, riguarda tutta la comunità, perché altrimenti abbiamo (avremo) una memoria collettiva fragile e fondata sui depistaggi”. Per Ivan Scalfarotto di Italia Viva il ministro degli esteri Tajani e la premier Meloni dovrebbero fare di più nel pressing su Francia e Usa, siamo in un momento in cui le democrazia liberali sono sotto attacco, dobbiamo avere democrazie trasparenti contro l’assedio delle false informazioni. Noi abbiamo dovere di continuare a chiedere la verità, ai Paesi amici dobbiamo chiedere un passo verso la verità”. Il Paese “amico” convitato di pietra è la Francia: negli atti ci sono le prove certe che nel mar Tirreno c’era una nave francese quella notte ed ha visto tutto. Ma molto da fare spetta anche a noi, all’Italia. “Noi parenti delle vittime delle stragi facciamo parte di un comitato presso presidenza del consiglio dei ministri – ha ricordato Daria Bonfietti – e lì sono stati depositati tanti documenti eppure abbiamo scoperto quanto manchi per Ustica e quindi anche noi non abbiamo materiale della Marina Militare, non è stato dato all’archivio, non esiste materiale coevo relativo alla nostra vicenda. E’ stato distrutto o non è stato depositato”.
Alla conferenza stampa c’è la voce dei giornalisti e a più riprese viene ricordato Andrea Purgatori che non ha mai smesso di cercare e cercare e cercare ancora dettagli per ricostruire la verità di quella notte, fino alla fine.
“Noi abbiamo tre impegni: uno di umanità nei confronti di chi ha perso la vita e nei confronti dei familiari. – ha detto nel suo intervento il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli – Un altro nei confronti della trasparenza e della dignità del nostro Paese che ha il diritto di conoscere quanto è successo, e non per ormai convinzione popolare, ma con le sentenze e con le individuazioni di responsabilità che non sono solo estere, perché c’è chi ha lavorato per nascondere. E anche per il futuro. Noi dobbiamo dare la certezza a questo Paese che chi commette crimini di questo genere sia perseguito e sia punito”
Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi lancia a sua volta un appello: “Credo che sia importante agire d’intesa con la European Federation of Journalists – EFJ per coinvolgere i Sindacati nazionali per fare pressione su quei governi: in nome della trasparenza e del diritto dei cittadini a sapere”, mentre Giuseppe Giulietti sottolinea l’esigenza di tenere alta l’attenzione dell’informazione, soprattutto quella pubblica, sul rischio archiviazione ma ancora più contro “ogni rivisitazione”. “Mi piacerebbe poter seguire una trasmissione interamente dedicata alla lettura di questa richiesta di archiviazione, sui dettagli nuovi. Le motivazioni sono chiarissime e non possono essere cancellate in questo processo di rivisitazione dilagante anche nell’informazione italiana”, ha detto il coordinatore nazionale di Articolo 21. Sulle lacune dell0informazione pubblica è intervenuto anche il consigliere di amministrazione Rai, Roberto Natale: “Nel servizio pubblico ci sono state uscite sbagliate su Ustica; vorrei ricordare però qui e oggi Franco Di Mare che è stato sempre dalla parte della ricerca della verità con trasmissioni che si sono sempre opposte alla richiesta di archiviazione. In questi giorni ci rendiamo conto che non conta la distanza dai fatti: stiamo dedicando ore e ore a cold case come Garlasco, più ore a un pur rispettabile dramma privato e meno a un dramma collettivo. Chiederei almeno altrettanta attenzione. Siamo ancora in tempo come servizio pubblico e come informazione”.
Ecco cosa dice la Procura nelle 450 pagine di “resa” alla mancata risposta alle rogatorie
https://associazioneparentiustica.it/archivio/documenti/
