Dopo quello che è successo e ha investito il Garante della privacy, non si capisce perché il consiglio di un organismo così importante e delicato sia ancora lì. A pensarla in questo modo c’è un coro unanime di voci e di pareri, a partire da coloro che hanno sempre creduto nell’organismo voluto da Stefano Rodotà. La storia incredibile è stata, da ultimo, la richiesta del segretario generale dell’istituto di avere dai dipendenti dati sulla loro attività. Insomma, chi dovrebbe tutelare il diritto alla riservatezza non esita a violarla. La stessa assemblea di quanti lavorano negli uffici ha evocato le dimissioni. AVS, per offrire un contributo alla discussione, ha presentato un testo di legge che cambia le modalità elettive del Garante, onde non limitarsi alle dimissioni. I componenti del collegio farebbero bene a chiedere scusa ai cittadini e a fare un passo indietro. Per non causare la crisi definitiva del GDPR. Un’autorita’ senza autorevolezza non può continuare. Serve una svolta. Subito.
