Giornalismo sotto attacco in Italia

Chi era davvero Andrea Camilleri?

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Uno scrittore, l’inventore di Montalbano, un genio o, più semplicemente, un siciliano: forse tutte queste cose insieme. Chi era, dunque, davvero Andrea Camilleri, di cui il prossimo 6 settembre ricorre il centenario della nascita? Un narratore, certo, intriso di quell’antica saggezza popolare che gli consentiva, al contempo, di fatto volare la propria fantasia e di essere il rapsodo di un mondo ormai perduto ma che in Montalbano, e ancor più nei suoi romanzi storici e civili, ritrova linfa, attualità e spinta propulsiva. E chi è stato Montalbano se non l’alter ego di questo fumatore incallito, di questo “cuntatore” di storie senza requie (oltre cento libri all’attivo), di questo profondo conoscitore dell’animo umano che sapeva sempre come stigmatizzare l’ingiustizia senza mai puntare il dito contro chicchessia. Perché ecco, un aspetto va messo in evidenza del commissario di Vigàta: è l’antitesi dei nostri tempi bui, della nostra società imbarbarita e della nostra politica spesso pronta a cavalcare qualunque tragedia per trarne un miserabile dividendo elettorale.
Del resto, Camilleri apparteneva alla generazione che, per dirla con Biagi, aveva “perduto tutte le guerre”, pertanto conosceva il sapore amaro dell’odio, della ferocia, del razzismo, dell’incomprensione e della persecuzione nei confronti dei più deboli.
Non deve stupire, insomma, il fatto che per Montalbano anche i colpevoli di reati gravi e gravissimi siano innanzitutto esseri umani; non deve stupire che si prodighi per consentire ai figli discoli della sua cameriera, Adelina, di trascorrere il Capodanno a casa nonostante abbiano commesso dei reati; non deve stupire che sia stato l’unico esponente della Polizia di fama nazionale a scusarsi per la mattanza della Diaz (ci sono stati anche casi di agenti veri e straordinari, ma se n’è parlato poco o nulla sui media); non deve stupire che non abbia mai la ma bava alla bocca; non deve stupire il rispetto che nutre pure verso personaggi che potremmo definire “border line”; in poche parole, non deve stupire che non abbia nulla, ma proprio nulla, a che spartire con il cattivismo di cui l’attuale esecutivo è portatore sano e promotore indefesso.
Se volessimo fornire una definizione precisa di Camilleri, potremmo quindi catalogarlo come “il Fabrizio De André del giallo”, dato che nelle sue opere ad avere un’anima sono soprattutto gli ultimi, i reietti, gli scartati,  i poveri, i fragili, le prostitute e tutti coloro che vivono ai margini di una comunità che non è più tale. Non solo: se ci piace così tanto, se continua a vendere a più non posso e se ogni replica della serie televisiva inchioda davanti al piccolo schermo milioni di persone, è perché avvertiamo in questo commissario di paese una feroce critica del presente, il ripudio di tutto ciò che ci fa star male e avvelena il nostro tempo, un atto d’accusa neanche troppo velato all’indirizzo degli ipocriti, dei burocrati, dei mestatori e di tutti coloro che si atteggiano a paladini della legge e difensori dei buoni costumi quando in realtà costituiscono la faccia della società, magari in giacca e cravatta e con il colletto della camicia inamidato ma non per questo meno feccia, anzi.
Salvo Montalbano se ne sta lì, nella sua Sicilia barocca, a metà fra la favola e la realtà, a indicarci una strada alternativa, un altro mondo possibile, un’idea dello stare insieme che non ha niente a che spartire con la furia dei lanzichenecchi che stanno mettendo a repentaglio ogni nostro diritto. E anche i romanzi in cui non è protagonista, se non soprattutto quelli, ci restituiscono un antifascismo adamamantino, profondo, basato sul rifiuto dell’incultura del Regime e sulla messa in risalto della sua ridicolaggine.
Infine, una considerazione riguardante il servizio pubblico. Camilleri è stato anche uno degli artefici del successo di sceneggiati come il Tenente Sheridan e il Commissario Maigret. La RAI al suo meglio, ricca di qualità e veramente per tutti. Senz’altro democristiana ma in cui anche un comunista come lui poteva esprimersi liberamente. Si astengano dal celebrarlo coloro che stanno distruggendo un patrimonio collettivo: per una volta, vadano a rompere i “cabasisi” altrove.

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