L’Italia repubblicana e’ stata protagonista di migliaia di fatti di violenza politica e ha sperimentato, sulla sua pelle, una tecnica che funziona ancora oggi: destabilizzare per stabilizzare. Significa far sparire dall’agenda politica le crisi sociali, le rivendicazioni dei lavoratori, le richieste degli studenti, per concentrare l’opinione pubblica su episodi di violenza, chiedere leggi speciali, stati di emergenza o, come per questo Governo, strette securitarie che non risolvono il malessere sociale.
L’operazione di distrazione di massa funziona quasi sempre, fin dai tempi in cui, il 12 dicembre 1969, la strage di piazza Fontana cancellava le lotte sociali, le proteste operaie e studentesche dell’autunno caldo. E i fautori di questa tecnica collaudata sono sempre gli stessi, anche se mostrano volti diversi: uom8ni infedeli degli apparati dello Stato, gruppi radicali che incitano alla rivolta armata, giornalisti compiacenti, criminali.
Ogni volta che il Paese tenta di voltare pagina, puntualmente compaiono sulla scena soggetti che intendono portare l’orologio della Storia indietro nel tempo.
Fino a oggi il Paese ha risposto con la difesa della nostra Costituzione, sconfiggendo anche nelle piazze ogni tentativo di sovvertire l’ordinamento delle istituzioni democratiche, saldando sindacati, associazioni, partiti, societa’ civile, in un fronte comune.
Ma oggi che le minacce sono molteplici, politiche e culturali, e anche tecnologiche, l’Italia possiede ancora gli anticorpi per sconfiggere i progetti autoritari, le derive securitarie, e piu’ in generale le svolte antidemocratiche?
