Emfa, la grande incompiuta

Braccianti clandestini ridotti in schiavitù nel Casertano. Se una legge, da sola, non basta

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Sembra incredibile, sono passati 37 anni da quando fu ucciso Jerry Esslan Masslo, un immigrato, un bracciante sfruttato in quel pezzo di terra florida e al tempo stesso feroce che è l’agro di Villa Literno. Dopo quel brutale omicidio scaturito dalla rapina in una baracca di lavoratori stranieri, molte cose sono cambiate. O forse no.
C’è ancora sfruttamento, tanto, e violenza, tantissima, ma in compenso c’è minore indignazione di quella seguita alla morte di Jerry che sfociò in una manifestazione nazionale poche settimane dopo.

Ora, un’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere ci riporta sullo stesso luogo e in un contesto troppo simile a quello di allora. E’ un’inchiesta sullo sfruttamento di bracciati, tutti immigrati, pagati tra 80 centesimi e un euro e mezzo a cassetta di ortaggi. Non potevano assentarsi per malattia, né comunicare al telefono. Erano sottoposti al continuo e costante controllo dei caporali.  C’è tutto questo dietro allo sfruttamento di extracomunitari privi del permesso di soggiorno. Tecnicamente i magistrati contestano i reati di intermediazione illecita e sfruttamento di manodopera clandestina e ci si è arrivati dopo oltre due anni di indagini del Nucleo Ispettorato del lavoro di Caserta, chiuse con la notifica di quattro provvedimenti restrittivi, ma gli indagati complessivamente sono otto. Il quadro che emerge è desolante dopo anni di battaglie (e soprattutto proclami) contro lo sfruttamento: decine di braccianti ogni giorno venivano reclutati in strada e trasportati nei luoghi di lavoro su furgoni fatiscenti adibiti anche a trasporto merci. Venivano pagati a cottimo, tra 80 centesimi e 1 euro e mezzo a cassetta, oppure a tempo, 3, 4 euro all’ora, oppure con paga giornaliera di 30 euro per i nuovi e 50 per quelli impiegati da più tempo. Come fosse normale, tutti lavoravano in assenza di una visita medica, senza bagni chimici, senza punti di ristoro, una situazione provata da plurimi elementi raccolti dagli investigatori.

“Le notizie dei lavoratori agricoli costretti a turni massacranti confermano una drammatica realtà schiavistica – ha sottolineato Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai Cgil, che condanna i gravissimi fatti emersi nell’inchiesta -. A dieci anni dall’approvazione della legge 199 contro lo sfruttamento non dovrebbero più registrarsi casi del genere. Per questo la Flai continua a chiedere la rigorosa applicazione della norma, il rafforzamento delle attività di controllo, il pieno funzionamento e il potenziamento delle sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità e l’introduzione degli indici di coerenza”.

“Come ha svelato questa indagine, dietro alle eccellenze agricole del nostro territorio si nasconde spesso la drammatica realtà dello sfruttamento – dichiara il segretario Flai di Caserta, Tammaro della Corte -. Il sindacato resta in prima linea al fianco dei lavoratori: la nostra terra deve essere sinonimo di lavoro pulito, etico e sicuro”.


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