La Sicilia è il cimitero dei diritti del lavoro. Il duplice operaicidio di Palermo accaduto oggi non è una fatalità e non è dovuto soltanto a cause materiali che dovranno essere accertate dall’autorità giudiziaria, ma a precise responsabilità istituzionali. Da decenni la Regione non assume ispettori del lavoro; gli ispettori delle Asp sono gravemente sotto organico. Ed entrambe tali scelte sono da ricondurre alla Regione. Tre anni fa, rispondendo a una mia lettera aperta pubblicata su Repubblica, il presidente Schifani aveva risposto che se ne sarebbe occupato personalmente. La cosa non mi tranquillizzò e purtroppo avevo ragione. Senza ispezioni
dilaga il lavoro nero, e quello grigio, per definizione lavoro insicuro, senza tutele. Dove i giovani trovano lavoro ricevono solo proposte di precarietà o l’umiliazione di una busta paga regolare, salvo restituire in contanti una parte della retribuzione; così i datori creano fondi a nero, che servono a fare altro lavoro nero. I giovani fuggono dalla Sicilia perché vogliono semplicemente lavorare e avere la giusta retribuzione, non essere sfruttati. Vanno via dalla Sicilia per rivendicare dignità.
Intanto agricoltura, edilizia, turismo, zootecnia, pesca vivono solo perché sfruttano lavoratori stranieri che continuano a morire, com’è accaduto oggi a Palermo, o a rimanere feriti sul lavoro, molto più che in altre regioni. E spesso al pronto soccorso nascondono la verità per paura di ritorsione. Così muoiono le persone e i diritti del lavoro, nella regione che ha nello Statuto la competenza esclusiva per il lavoro.”
