Giornalismo sotto attacco in Italia

Veronica non può votare e come lei altri 5 milioni di fuorisede. Il volto amaro del referendum

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Ci è voluta la protesta pacifica ma amarissima di una studentessa fuorisede per capire quanto sia assurdo negare (di fatto) il diritto di voto a questo referendum alle persone che si trovano in una città diversa (e lontana) da quella delle liste elettorali cui appartengono. La protagonista di questa storia si chiama Veronica, ha 23 anni ed è iscritta al corso di Cooperazione internazionale dell’Università La Sapienza. Per poter votare dovrebbe tornare nel Comune di residenza e il costo del biglietto del treno è di 140 euro. “Non posso, perché 140 euro sono l’equivalente della mia spesa di due settimane e se torno adesso poi non potrò rientrare anche per Pasqua, questo non è giusto”, ha detto. Nella lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica c’è tutta la delusione che probabilmente stanno vivendo tutti gli altri fuorisede in questi momento. “Non sono un’eccezione: siamo centinaia di migliaia di studenti e lavoratori fuori sede che tengono insieme università, stipendio e sogni con grande fatica”, ha aggiunto.
In Italia i cittadini cosiddetti fuorisede sono cinque milioni e sono lontani dai luoghi di residenza (soprattutto luoghi del sud) per motivi di studio, per fare una stage, per un lavoro a tempo determinato o per curarsi. E non potranno votare al referendum del 22 e 23 marzo. Il motivo ufficiale è di tipo tecnico, sarebbe legato alla organizzazione dei seggi da parte del Ministero dell’Interno ma è poco credibile, tanto più che per i referendum dello scorso anno i fuorisede hanno potuto votare. Così la protesta della ragazza davanti all’ingresso principale del Ministero della Giustizia è diventata in poche ore non solo il simbolo di una palese ingiustizia sociale, perché fondata sulle possibilità economiche di ciascuno, ma anche un’immagine virale sulla rete.
“Ho partecipato ad un’assemblea dei comitati per il No nel quartiere di San Lorenzo a Roma, dove vivono moltissimi studenti fuorisede. E sinceramente ho compreso la loro delusione e frustrazione. Credo che non sia affatto un caso che non si sia trovato il modo di far votare queste persone. Probabilmente chi doveva garantire loro il diritto al voto ha pensato che questi cittadini sono un potenziale, ampio, serbatoio, per il No. Ho detto agli studenti: chiamate i vostri familiari e dite ‘vota per me, io non posso vai tu al seggio anche per me‘. Una catena di democrazia”. Queste le parole del segretario nazionale dell’Anm, Rocco Maruotti, intervenuto alla riunione di Articolo 21 dedicata al referendum.

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