Giornalismo sotto attacco in Italia

Ustica: è giunto il tempo della verità e della giustizia

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C’è ancora tempo, non prima di settembre, per evitare l’archiviazione dell’ultima inchiesta sull’abbattimento del Dc9 Itavia nei cieli tra Ponza e Ustica, la sera del 27 giugno 1980: 81 morti.
Nel febbraio 2008, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga a Sky Tg24 e Radio Rai accusò la Francia di aver colpito il DC-9 Itavia. Secondo il suo racconto, basato su informazioni che disse di aver ricevuto dal capo del SISMI, Fulvio Martini, un caccia francese decollato da una portaerei lanciò un missile “a risonanza”, con l’obiettivo di colpire l’aereo su cui viaggiava il leader libico Muammar Gheddafi.
Secondo Cossiga, il velivolo francese si sarebbe nascosto dietro l’ombra radar del DC-9 italiano per non farsi intercettare, finendo per colpire l’aereo civile per errore. La Procura della Repubblica di Roma riaprì le indagini con richieste di rogatorie alla Francia.
Nel 2023, le parole di Francesco Cossiga vennero suffragate da Giuliano Amato. Le indagini giudiziarie successive non hanno portato, al momento, a condanne dei presunti responsabili, e siamo giunti alla richiesta di archiviazione da parte dei pm, ancora al vaglio del gip. Ma molto si conosce di ciò che avvenne la sera del 27 giugno 1980 intorno al Dc 9 Itavia.
Conosciamo le cause generali della strage, quindi c’è una verità storica, e abbiamo la certezza che nelle 450 pagine consegnate dai pm vi siano elementi che convalidano l’ipotesi dell’abbattimento dell’aereo civile, come già scritto dal giudice Rosario Priore nelle sue 5 mila pagine di sentenza -ordinanza.
La Procura, nella sua richiesta di archiviazione, ritiene che sia percorribile la strada della ‘quasi collisione’ (near collision), di un missile, ma che non ci siano prove per attribuire la responsabilità. Dice l’avvocato Alessandro Gamberini: “Noi aggiungeremo, quando ci verrà data la parola, che le prove non si possono sottovalutare. E’ stata trovata una manopola della cabina di pilotaggio all’interno del motore di destra dell’aereo. Si spiega in qualche modo?”.
Cosa manca? Il coraggio della politica. Afferma Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica: “La politica deve con più forza chiedere ai paesi amici alleati, la verità su quello che quella notte si doveva fare. Risulta evidente che è l’indicibile quello che doveva avvenire, che continua ad essere mantenuto. La verità esiste, perché qualcuno l’ha abbattuto quell’aereo, quindi io credo che veramente debba essere scritta, se non sarà scritta né dalla magistratura né dalla politica sarà una grande sconfitta per un paese civile”. Si può solo dare ragione a Daria Bonfietti.


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