Il titolo è rubato all’unico leader europeo degno di questo nome, Pedro Sanchez. Il presidente del consiglio spagnolo, in carica quasi da otto anni, ancora una volta non ha avuto titubanze e come aveva definito “genocidio” quello in corso da parte di Israele nei confronti del popolo palestinese, così ha detto con fermezza che il suo paese dice semplicemente “no alla guerra”.
Poi ha detto: “il diritto internazionale ci protegge tutti, soprattutto i più vulnerabili”.
E ancora: “non dobbiamo dare per scontato che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo attraverso conflitti e bombe”. Ma come si fa a non essere d’accordo?
Si fa come la vergogna d’Italia, la presidente del Consiglio ancora inchinata a Trump con la pessima compagnia del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che però, ed è già qualcosa, i media tedeschi hanno pesantemente attaccato per le sue genuflessioni a Trump. I nostri media sono meno sensibili, diciamo così.
E dunque la presidente supera se stessa. In tempi di fake news e intelligenza artificiale ho pensato che la notizia di Giorgia Meloni che parla per la prima volta dopo 5 giorni della guerra in Iran ad una radio privata e non in Parlamento non fosse vera. Eppure siamo ormai abituati a tutto. E infatti la notizia è vera.
Giorgia Meloni, lontana dal Parlamento da mesi, va in una radio qualsiasi, neppure alla Rai (teoricamente ancora servizio pubblico) e parla di non partecipazione alla guerra, di reazione scomposta dell’Iran, neppure una parola sull’attacco unilaterale fuori da ogni regola di Israele e USA, e men che meno del ministro della difesa in vacanza (forse) a Dubai mentre bombardavano Teheran.
Oltre ogni vergogna. Non una parola di solidarietà alla Spagna, dove Sanchez ha comunque ricevuto sostegno da tutti gli altri paesi europei, esclusi Italia e Germania. Che bel duo eh!
La Spagna. Un governo che dimostra come si può essere europeisti, progressisti e in crescita economica. Pedro Sanchez anche questa volta non ha fatto proclami, ma ha agito subito, negando appunto l’utilizzo agli aerei americani delle basi collocate nei comuni andalusi di Morón de la Frontera e di Rota, per azioni estranee all’accordo con gli Stati Uniti e alla Carta dell’Onu. Così, 15 aerei americani hanno dovuto abbandonare le basi sul territorio spagnolo, in direzione di quelle situate in altri paesi europei appartenenti alla Nato.
Una posizione condivisa, secondo i primi sondaggi, dalla stragrande maggioranza degli spagnoli e che alla Moncloa considerano l’unica corretta, come ha sottolineato oggi la vice premier, Yolanda Diaz, quel saper stare dalla “parte giusta della Storia” di cui ha parlato qualche giorno fa l’attrice Susan Sarandon riferendosi alla posizione spagnola su Gaza. Ma anche capace di attrarre la comunità internazionale come avvenne nel caso di Gaza, quando il riconoscimento dello Stato palestinese divenne corale in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre del 2025.
Così Sanchez, dopo il rifiuto di applicare il 5% di aumento alle spese Nato, la condanna del genocidio palestinese e la contrarietà all’intervento militare in Venezuela, si propone nuovamente come il riferimento europeo contro l’avanzare di un nuovo mondo ordinato sulla violenza e alieno alla legalità internazionale e al multilateralismo.
L’Italia invece affoga vergognosamente nella sudditanza plateale, nel grottesco, nell’ipocrisia, nel degrado culturale e morale, nella fuga, come i conigli. E di questi tempi tutto questo fa venire i brividi.
