Roma 18 marzo 2026, Tribunale, aula Vittorio Occorsio, prima udienza contro la richiesta di archiviazione della Strage di Ustica. Il Ricordo di Andrea Benetti dell’Associazione Parenti delle Vittime
Con molta emozione sono stato a Roma in occasione della prima udienza davanti al Gip per ufficializzare l’opposizione dell’Associazione dei Parenti delle Vittime di Ustica alla richiesta di archiviazione della Strage formulata dalla Procura della Repubblica romana. È un’inchiesta lunga quasi diciott’anni, iniziata nel 2008, quando il presidente emerito Francesco Cossiga rivelò che i responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia era dovuto ad un missile a risonanza lanciato da caccia francesi che volevano abbattere il Mig libico su cui avrebbe dovuto viaggiare il dittatore Gheddafi, storico nemico per questioni riguardanti il Centro Africa.
L’aereo civile, partito da Bologna e mai arrivato a Palermo, fu coinvolto nella battaglia aerea e fu abbattuto provocando la morte degli 81 innocenti che erano a bordo.
Sapevo che la giornata sarebbe stata scandita da tensioni e grandi emozioni. La prima l’ho avuta quando mi sono accorto che l’aula dell’udienza era intitolata al magistrato Vittorio Occorsio ucciso il 10 luglio 1976 da terroristi di estrema destra per le sue indagini dedicate al movimento neofascista Ordine nuovo.
L’aula, oltre ad essere grigia come ci si può aspettare da un luogo di un tribunale, è gravemente malandata, con seggiole sfondate, i servizi igienici presenti nelle vicinanze, mal ridotti e difficilmente usabili. All’inizio dell’udienza mi sono accorto che nemmeno i microfoni per gli avvocati funzionavano, creando così un’evidente difficoltà di interlocuzione tra avvocati di parte civile e lo stesso Gip. Il mio pensiero è andato immediatamente al rispetto che dovrebbe avere la memoria del magistrato Occorsio, all’uomo dello Stato caduto per mano di assassini neofascisti.
L’udienza si apre con il lungo elenco, purtroppo terribilmente lungo, dei familiari delle vittime che avranno il diritto ad essere presenti nel dibattimento. Finalmente si comincia! E’ un finto inizio, serve solo per fissare un calendario di appuntamenti: la prossima udienza sarà a maggio, quella dopo a giugno, poi ancora a luglio, le repliche dopo l’estate. Nessuno azzarda una previsione per la fine con la decisione tanto attesa.
Dal giorno della Strage di Ustica, 27 giugno 1980, sono trascorsi quasi 46 anni dalla morte di 81 cittadini italiani in una battaglia nei cieli che ha infranto i diritti e la dignità del nostro Paese. Siamo di fronte alla chiusura di indagini iniziate nel 2008 e finite con una richiesta di archiviazione datata 2024 e comunicata alle parti soltanto un anno dopo. Nonostante la richiesta di archiviazione da parte della Procura le 450 pagine dell’indagine, danno conto di alcuni importanti elementi di novità: in mare, contrariamente a tutte le affermazioni francesi, era presente la portaerei Foch e nel cielo c’era un’esercitazione franco-americana ben seguita dai centri Radar e dal comando della Nato in Belgio.
Davanti a queste nuove acquisizioni, le ricerche si sono fermate per la mancanza di collaborazione internazionale. È evidente che la Francia ha sempre mentito e nemmeno dagli USA sono venute risposte convincenti. Di fronte alla mancanza di collaborazione di paesi alleati, definiti amici, e in assenza di una posizione netta del Governo italiano, i magistrati della Procura di Roma hanno dovuto accettare la sconfitta e chiedere l’archiviazione, ma i parenti delle vittime no, non possono accettare l’archiviazione, la giustizia deve riprendere il suo corso per la memoria delle 81 persone che erano a bordo del DC9, non solo, anche per la dignità di un Paese colpito nei diritti. La delusione provocata dall’udienza è forte e aumenta mentre continuo ad osservare come è ridotta l’aula intitolata a Vittorio Occorsio, mi chiedo se è così che la magistratura può svolgere il proprio lavoro, dove un luogo che dovrebbe essere anche di memoria, deve avere seggiole sfondate, strutture tecniche insufficienti e non funzionanti, producendo attese inaccettabili.
In questi giorni, che tanto si è dibattuto sulla riforma della Giustizia, si è parlato anche dei luoghi, della mancanza di mezzi e personale a disposizione, della durata dei dibattimenti, udienze con intervalli di mesi tra l’una e l’altra. Al di là di come è stato il risultato finale del Referendum, certi problemi rimangono. Come avrete intuito non sono soddisfatto del lavoro della giustizia per quanto riguarda la nostra Associazione che è costretta ad affrontare un’odissea senza fine.
La Strage di Ustica non può essere presa come esempio generale su come viene applicata la giustizia e sul lavoro della magistratura.
Devo ammettere di aver visto, in quasi 46 anni di tribunali, il bene e il male sia nei giudici che nei pm, di aver apprezzato il lavoro di giudici istruttori e procuratori della Repubblica, di presidenti giudicanti, di aver criticato certe decisioni, ma credo fermamente nella magistratura ed è fondamentale che rimanga indipendente come lo è oggi. Continuo a pensarlo anche dopo la richiesta di archiviazione da parte della Procura romana, che nella sua indagine, è riuscita a riportare all’opinione pubblica la verità confermando la sentenza-ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore del 1999: l’aereo civile si trovò nel mezzo di una battaglia aerea e fu abbattuto con 81 persone a bordo.
Manca ancora un pezzo di verità: chi fu a lanciare il missile a risonanza. Noi andremo avanti imperterriti e, come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per rispetto delle 81 vittime e per dare onore e dignità al nostro Paese
