“Si lavora per vivere, non per sopravvivere”. Con questo slogan migliaia di rider sono scesi in piazza in oltre 30 città italiane, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale indetta dalla Nidil Cgil per chiedere diritti, salari dignitosi e tutele contro lo sfruttamento che ancora caratterizza il settore del food delivery. nella capitale, in piazza Re di Roma, decine di rider di Glovo e Deliveroo hanno esposto cartelli, slogan e i pannelli termici usati per le consegne trasformati in strumenti di protesta. I lavoratori denunciano l’applicazione nel settore di turni massacranti – fino a 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana – e compensi che oscillano tra 2 e 4 euro a consegna, lontani da un salario ritenuto dignitoso dalla Costituzione. Lo ha ribadito anche la segretaria confederale Cgil Francesca Re David, parlando di “salari sotto la soglia di dignità” e di condizioni che espongono i rider a precarietà, zero tutele e rischi quotidiani.
La mobilitazione arriva a pochi giorni dall’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al controllo giudiziario di Deliveroo e a gravi accuse per Glovo e le piattaforme coinvolte, accusate di mantenere migliaia di lavoratori in condizioni assimilabili al caporalato digitale.
La Cgil chiede l’applicazione del Contratto collettivo nazionale Merci e Logistica, che garantirebbe ai rider non solo aumenti salariali ma anche ferie retribuite, malattia, infortuni, tredicesima, quattordicesima e Tfr.
Secondo i sindacati, un rider full time potrebbe arrivare a percepire circa 2.200 euro lordi al mese, contro gli attuali 1.200–1.500, spesso frutto di oltre 10 ore quotidiane in sella. “Serve un salto di qualità – spiegano Simone Cioncolini della Nidil Cgil – per uscire dalla povertà lavorativa e garantire una vita dignitosa anche ai lavoratori migranti, che rappresentano una parte importante della categoria”.
stiamo parlando di un settore letteralmente esploso negli ultimi anni.
Roma è una delle città con il maggior numero di rider: circa 7.000, una cifra in forte aumento rispetto ai 2.000 presenti cinque anni fa, complice la crisi economica e la crescita dei servizi di consegna esplosi durante la pandemia.
