Giornalismo sotto attacco in Italia

La conferenza stampa più imbarazzante della presidenza Trump

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Quella di ieri e’ stata la conferenza stampa piu’ imbarazzante della presidenza Trump. Di fronte alle dimissioni clamorose del capo dell’antiterrorismo Joe Kent che ha smentito l’esistenza di una minaccia iraniana alla sicurezza degli Stati Uniti addebitando l’entrata in guerra alle pressioni di Israele Trump e’ apparso per la prima volta in difficolta’. Nessuno sfogo violento contro il reprobo (un classico del suo repertorio) ma una imbarazzata presa si distanza- “Kent e’ una brava persona ma forse non capito fino in fondo il pericolo iraniano”. Questa inconsueta diplomazia non e’ casuale. Kent e’ un falco repubblicano molto influente. Un uomo che aveva esaltato l’assalto del 6 gennaio a capitol Hill.

La sua defezione si aggiunge a quelle di numerose personalita’ di spicco del movimento maga(make america great again) da Tucker Carlson a Joe Rogan. Le sue parole sono un campanello d’allarme in vista del voto di midterm a novembre:”siamo stufi di una guerra che fa morire i nostri ragazzi e drena risorse al nostro paese”. Parole di Kent che cominciano ad essere condivise da milioni di elettori repubblicani sempre piu’ delusi da un presidente che avevano votato per mettere fine alle guerre americane nel mondo per concentrarsi sui bisogni del cittadino americano e sui  suoi suoi problemi economici.

E non aiuta sentire l’elenco delle spese militari sempre crescenti di fronte a un costo della vita che non diminuisce e a un bene simbolo, la benzina, il cui prezzo alla pompa continua a salire a causa del blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz. Gia’ lo stretto. Trump   aveva promesso di garantire il traffico commerciale nonostante le minacce ritorsive dell’iran. Vano il suo appello a Nato ed Europa , ignorate e sbeffeggiate ieri e ora chiamate in soccorso tardivamente.

Uno dei pochi aspetti positivi di questa crisi drammatica che rischia di mettere in ginocchio l’economia mondiale e’ che l’europa si e’ ricompattata. Il financial  times l’ha definita “the coalition of the unwilling” la coalizione dei non volonterosi. Non volonterosi di entrare in una guerra da cui tutta l’europa vuole stare fuori. Perfino l ‘Italia, l’alleata politicamente piu’ vicina a Trump  dopo l’ungherese Orban,questa volta ha detto no a Washington. Nessuna estensione della missione navale europea a guida italiana che pattuglia il mar rosso per bonificare il golfo di hormuz. Troppo alto il rischio di essere trascinati in un conflitto  con l’iran. E adesso?  Trump continua a insultare gli ex alleati e ad aggiungere che “gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessuno” ma e’ costretto a rimandare causa guerra il suo cruciale viaggio a Pechino dopo aver chiesto grottescamente alla Cina di aiutarlo a pattugliare il golfo  di Hormuz per proteggere le petroliere dirette a oriente dai droni iraniani. E la Cina , immobile , risponde attraverso il quotidiano “global times”:”gli americani ora vogliono condividere il rischio di una guerra che hanno cominciato e non sanno come va a finire. No grazie”

Come spesso accade ai leader in difficolta’ Trump si rifugia nel patriottismo e nelle gesta eroiche della storia: si vanta di aver riportato nello studio ovale il busto di Winston Churchill. Certo dimentica che Churchill tento’ una impresa militare molto simile a quella di questi giorni in iran. Nel 1915 , da primo ammiraglio della flotta britannica , guido ‘un attacco militare alla Turchia per liberare lo stretto dei Dardanelli paralizzato dalle mine dell’impero ottomano in maniera molto simile a quello che l’iran sta facenso nello stretto di hormuz oggi. Fu la catastrofe di Gallipoli. Churchill perse il posto. L’impero britannico accellero’ il suo declino. Chissa’ se qualcuno avra’ il coraggio di spiegarlo a Trump distogliendolo dalla quella che sembra diventata la sua ossessione prevalente di queste ore: trasformare le colonne della casa bianca da ioniche a corinzie. Quasi un novello Nerone che si trastulla con fregi dorati e nuove sale da ballo faraoniche mentre il mondo va a fuoco.

Pubblicato su la gazzetta del sud


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